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Politica 3 min di lettura1 ora fa

Primarie o partito più forte? La sfida Schlein-Conte nel centrosinistra

La segretaria dem rivendica il peso elettorale del Pd, mentre Conte indica nelle primarie l’unica via per scegliere il candidato alla guida dell’alleanza.

La partita sulla guida del centrosinistra entra in una fase decisiva: Elly Schlein rivendica per il Partito democratico il diritto a esprimere il candidato premier in quanto forza più votata, mentre Giuseppe Conte considera ormai inevitabile il ricorso alle primarie. Nel confronto intervengono anche Angelo Bonelli e Matteo Renzi, con posizioni diverse sul peso dei partiti e sulle regole dell’alleanza.

Schlein ha rilanciato il tema durante la Direzione del Pd, sostenendo che il consenso raccolto dal partito non possa essere trattato alla pari con quello delle altre forze. «Non è che uno vale uno», ha detto la segretaria, ricordando che il Pd ha consolidato il ruolo di principale partito di opposizione grazie ai risultati ottenuti alle europee, alle regionali e alle comunali.


La leadership divide gli alleati

Nel ragionamento di Schlein, il programma viene prima della scelta del candidato. La segretaria propone un documento condiviso da tutte le forze intenzionate a costruire un’alternativa al centrodestra guidato da Giorgia Meloni, trasformandolo in un accordo vincolante per chi lo sottoscriverà. Solo dopo, secondo il Pd, dovrebbe essere individuata la persona incaricata di guidare l’intera coalizione.

Schlein ha anche respinto l’idea che i democratici non siano pronti. Ha ricordato di aver proposto già nel novembre 2025, dopo le elezioni regionali, un percorso comune di ascolto nel Paese. Il Pd, ha spiegato, avrebbe concluso il proprio lavoro a febbraio, mentre il Movimento 5 Stelle avrebbe terminato il suo percorso soltanto a settembre.

La segretaria ha inoltre sostenuto che, negli altri sistemi politici europei, sarebbe considerato normale affidare la guida al partito capace di ottenere un voto in più. Per questo, a suo giudizio, il riconoscimento del ruolo del Pd non rappresenterebbe un atto di dominio, ma l’applicazione di un criterio democratico legato al consenso.


Conte punta tutto sulle primarie

La replica di Conte è arrivata a margine di un’iniziativa a Frosinone. Il presidente del Movimento 5 Stelle ha interpretato le parole di Schlein come la conferma di due sole possibilità: una candidatura diretta della segretaria oppure una consultazione aperta per scegliere il nome dell’alleanza. «A questo punto la strada è ben chiara, non ci sono alternative, saranno le primarie», ha dichiarato.

Per Conte, il voto degli elettori resta il metodo più adatto a sciogliere il nodo della premiership e a garantire una partecipazione democratica. La sua posizione, dunque, si contrappone alla richiesta del Pd di riconoscere il peso della forza maggiore prima di arrivare, eventualmente, alle urne della coalizione.

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Bonelli ha invece criticato la formula utilizzata da Schlein sul valore dei partiti. Intervenendo a una trasmissione radiofonica, il leader di Alleanza Verdi e Sinistra ha osservato che nella stesura del programma dovrebbero contare soprattutto i contenuti, anche quando a proporli sono forze meno votate. Ha citato, tra gli esempi, la questione del 5% destinato alle spese militari.

Secondo Bonelli, al momento soltanto il Pd sembrerebbe spingere per le primarie. Il dirigente ha detto di rispettare la posizione democratica, ma ha aggiunto che sarebbe stato utile un ulteriore sforzo per trovare una soluzione condivisa.


Renzi riconosce il peso del Pd

Matteo Renzi ha letto le parole di Schlein da una prospettiva diversa. A margine della Leopolda, il leader di Italia Viva ha riconosciuto che il Pd dispone di un consenso superiore rispetto agli alleati e che ciascun partito dovrebbe incidere in proporzione ai voti ottenuti.

Renzi ha richiamato i rapporti di forza indicati nel centrosinistra: Italia Viva vale il 3%, il Movimento 5 Stelle il 10%, mentre il Partito democratico ha raccolto più consensi degli altri. Ha inoltre apprezzato il fatto che Schlein, pur rivendicando il primato del Pd, abbia lasciato aperta la possibilità di ricorrere alle primarie.

La segretaria dem ha chiuso il suo intervento assicurando che il Pd intende arrivare al governo soltanto attraverso la vittoria elettorale della propria alleanza progressista. Ha respinto l’ipotesi di accordi fondati sul pareggio o su future larghe intese e ha definito il partito autonomo rispetto alle pressioni esterne, auspicando una coalizione capace di restare unita nonostante le diverse sensibilità.

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