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Politica 2 min di lettura22 set

Clausola salva-spese, ma l’Italia rischia il conto dell’Edp

Bruxelles conferma che il disavanzo 2025 è oltre il tetto del 3%: senza correzioni, per Roma l’uscita dalla procedura resta rinviata almeno alla prossima primavera.

Se usata con attenzione, la clausola nazionale di salvaguardia potrebbe non bloccare l’uscita dell’Italia dalla procedura per deficit eccessivo nella primavera del 2027. A Bruxelles spiegano infatti che tutto dipenderà dai conti del 2026: se il disavanzo scenderà sotto il 3% del Pil e le spese aggiuntive legate alla misura non saranno troppo pesanti, la Commissione potrà valutare comunque la chiusura del dossier.


Il rischio di una doppia velocità

È proprio qui che la Nec mostra il suo lato più insidioso. Dopo la riforma del patto di stabilità approvata a fine 2023, chi si trova già in procedura viene trattato in modo diverso rispetto a chi ne è fuori. In sintesi, un Paese con deficit sopra soglia ma ancora “virtuoso” può attivare la clausola senza finire nell’Edp; chi è già dentro, invece, rischia di restarci anche se le spese militari lo hanno spinto oltre il limite.


L’Istat congela l’uscita anticipata

Per l’Italia, intanto, la partita immediata si è chiusa male. Istat ha certificato che il deficit/Pil del 2025 si è fermato al 3,1%, quindi sopra la soglia del 3%. Questo significa che Roma resta nel braccio correttivo del patto di stabilità e dovrà attendere almeno fino alla prossima primavera o estate prima di sperare in una decisione diversa.


Bruxelles rinvia ogni decisione

La Commissione europea ha chiarito che l’uscita non arriverà quest’autunno. Un portavoce ha ricordato che Eurostat diffonderà i dati definitivi del 2025 il 21 ottobre, ma per cancellare l’Edp nel pacchetto d’autunno del Semestre europeo servirebbe una notifica successiva con un disavanzo sotto il 3%. Con il dato Istat al 3,1%, il margine per una revisione appare quasi inesistente.


Giorgetti prudente, Dombrovskis aveva aperto

Giancarlo Giorgetti, venerdì scorso a Dublino a margine dell’Ecofin informale e dell’Eurogruppo, aveva già frenato gli entusiasmi. Il ministro dell’Economia aveva detto di essere “speranzoso” ma non fiducioso, chiarendo che la valutazione non spettava al governo. Prima ancora, Valdis Dombrovskis aveva ribadito che un’uscita nel 2025 era “certamente una possibilità”, ma solo se il disavanzo fosse sceso sotto soglia.


Conti stretti sulla manovra

La permanenza nell’Edp peserà anche sulla prossima legge di bilancio, perché restringe i margini di manovra. L’Italia ha chiesto l’11 settembre l’attivazione della clausola nazionale di salvaguardia e la Commissione sta lavorando alla richiesta con la massima rapidità, ha spiegato il portavoce Balazs Ujvari. Il punto, però, è che la clausola dovrà essere gestita con cautela per non trasformarsi in un boomerang

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