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Politica 3 min di lettura4 giorni fa

Classi e studenti stranieri, lo scontro esplode: cosa prevede il decreto

Il provvedimento sul limite del 30% accende la protesta nelle scuole e divide la politica: Valditara difende le nuove regole, Giani le boccia senza appello.

Il presidente della Toscana Eugenio Giani considera il provvedimento sulla presenza degli alunni stranieri nelle classi incompatibile con i principi di integrazione del Paese. A Firenze, durante un appuntamento di Confcommercio, ha definito la norma «indegna di un Paese che ha l’accoglienza e l’integrazione fra i suoi principi costituzionali».


La Toscana contesta il provvedimento

Secondo Giani, il governo starebbe inseguendo le posizioni di Vannacci con una scelta demagogica che colpisce bambini e ragazzi impegnati a inserirsi nella società italiana. Il presidente regionale ritiene che, con questa misura, sia stato oltrepassato un limite.

La sua obiezione riguarda anche le conseguenze concrete in aree come Brozzi, a Firenze, dove alcune classi arrivano al 70% di bambini privi della cittadinanza italiana. Giani ha ricordato che molti di loro apprendono rapidamente la lingua e ha citato anche il caso di Prato, chiedendo quale soluzione si intenda adottare per questi studenti.


Nelle scuole cresce la protesta

La contestazione è arrivata anche dagli studenti dell’organizzazione Osa, che hanno promosso assemblee e scioperi in diverse città. Il gruppo accusa il governo di voler introdurre una misura discriminatoria e sostiene che le scuole siano pronte a opporsi.

Osa ha annunciato per le 16,30 un flash mob a Roma, davanti a Montecitorio. Nella mobilitazione l’organizzazione chiede di affrontare i problemi reali dell’istruzione, anziché alimentare divisioni tra gli studenti italiani e quelli stranieri.


Il nodo delle classi affollate

Giuseppe Valditara ha difeso l’intervento sostenendo che la concentrazione degli alunni con cittadinanza straniera rappresenti una questione rimasta senza soluzione per anni. Il ministro ha ricordato che il tema era stato affrontato anche da Mattarella, Berlinguer, la Carrozza e Gelmini, ma ha rivendicato all’attuale esecutivo il tentativo di introdurre strumenti più concreti: «nessuno lo aveva mai risolto, noi ora diamo risposte».

Le classi che superano la soglia del 30% sono 34mila. Il dato, ha precisato Valditara, dovrà però essere ricalcolato escludendo gli alunni nati in Italia, quelli che parlano già correttamente italiano e chi ha frequentato il sistema scolastico del Paese. Non è invece disponibile una cifra precisa sugli studenti presenti in quelle classi che non possiedono una conoscenza sufficiente della lingua.

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Cosa cambia con il tetto

Il ministro ha spiegato che la precedente circolare Gelmini aveva segnalato il problema, senza però definire una catena operativa chiara. Il nuovo impianto affida al provveditorato il coordinamento dei dirigenti scolastici e la scelta da adottare quando non sia possibile inserire un ulteriore alunno rispettando il limite previsto.

La ricerca di una sistemazione dovrebbe partire da più opzioni vicine: secondo Valditara, le famiglie indicano normalmente quattro scuole e non una soltanto. L’eventuale trasferimento non dovrebbe comunque costringere il ragazzo a percorrere 20 chilometri; se non si trovasse posto, il ministero prevede 14milioni di euro a regime per rafforzare l’insegnamento dell’italiano agli studenti che ne hanno maggiore necessità.


Un piano preparato da mesi

Valditara ha escluso che il testo sia stato scritto in poche ore. Il lavoro, ha spiegato, proseguiva da alcuni mesi e si inseriva in un percorso iniziato l’anno precedente con la formazione specialistica e l’assunzione di docenti destinati ai ragazzi appena arrivati in Italia, un’esperienza giudicata positiva dal ministero.

Rispondendo a una domanda sul ruolo di Giorgia Meloni, il ministro ha detto che il decreto era già pronto e che con la presidente del Consiglio era stata concordata soltanto la sua presentazione pubblica. Nel quadro più ampio rientrano anche Agenda sud e Agenda nord, attive da tre anni: per quest’ultima, le risorse sono state indirizzate alle scuole delle periferie delle grandi città, da Roma alle Alpi, con l’obiettivo di intercettare il disagio scolastico.

Valditara ha infine richiamato i dati sulla dispersione implicita: la media nazionale è del 7,3%, mentre il valore scende al 5% tra gli italiani e sale al 10% tra gli stranieri. Il mancato raggiungimento delle competenze di base, quindi, risulta per questi ultimi doppio rispetto ai coetanei italiani.

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