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Politica 2 min di lettura5 giorni fa

Classi e stranieri, il limite del 30% può far saltare molte scuole

Il nuovo tetto annunciato da Valditara incontra realtà scolastiche molto diverse tra loro e, in alcune aree, potrebbe spingere gli istituti verso accorpamenti e chiusure.

L’annuncio del tetto al 30% per gli studenti stranieri nelle classi apre subito un problema pratico: in diversi territori, soprattutto nelle grandi città, la soglia rischia di essere già oggi oltrepassata. A Roma, per esempio, in varie scuole medie di zone periferiche la presenza di alunni con cittadinanza non italiana sarebbe già superiore al limite indicato dal ministro.


Il nodo delle scuole reali

Valditara ha spiegato che il 24 settembre arriverà in Consiglio dei ministri un decreto legge che introdurrà anche il divieto di burqa e niqab. Secondo quanto anticipato dal ministro, la norma varrà dal prossimo anno scolastico e riguarderà soltanto i nuovi ingressi.

Proprio questa impostazione, però, è la parte che preoccupa chi lavora nella scuola. Insegnanti, dirigenti e segreterie leggono il quadro con un’ottica diversa: le classi non sono tutte uguali e la distribuzione della popolazione studentesca cambia molto da città a città, da quartiere a quartiere, persino all’interno della stessa area urbana.


A rischio accorpamenti e distanza da casa

Nel testo grezzo emerge un effetto possibile che gli addetti ai lavori considerano concreto: se il vincolo venisse applicato senza tenere conto delle differenze territoriali, molte scuole potrebbero ridimensionarsi fino ad arrivare alla chiusura. In quel caso scatterebbe l’accorpamento con un altro istituto e il numero complessivo delle classi disponibili si ridurrebbe.

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A quel punto, gli studenti stranieri di nuova iscrizione potrebbero essere indirizzati lontano dalla propria abitazione, invece di frequentare l’istituto più vicino. Il problema, quindi, non riguarda solo l’organizzazione interna delle scuole, ma anche la loro funzione sul territorio e l’accesso concreto al diritto allo studio.


Prima i numeri, poi le regole

Il punto centrale, secondo la ricostruzione contenuta nel testo, è che una riforma efficace dovrebbe partire dalla conoscenza dell’esistente. Le situazioni locali sono molto diverse: Vibo Valentia non assomiglia a Belluno, Potenza non a Ferrara, le periferie delle grandi città non al centro storico.

Da qui l’appello a leggere i dati scuola per scuola, così da costruire norme più aderenti alla realtà. L’obiettivo dichiarato è migliorare l’efficacia della scuola, alleggerire il lavoro degli insegnanti e rafforzare la sua funzione di mobilità sociale. Senza questo passaggio, l’intervento rischierebbe di produrre l’effetto opposto: complicare ancora di più il sistema invece di renderlo più ordinato.

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