Carney e l’ipotesi invasione Usa: il Canada non si fa trovare impreparato
Il premier canadese ammette di aver valutato anche un possibile attacco americano, pur mantenendo aperto il dialogo con Donald Trump
Mark Carney definisce ancora possibile una ripresa dei colloqui commerciali con Washington e descrive il suo rapporto con Donald Trump come diretto e operativo. Il premier canadese, tuttavia, conferma di avere preso in esame anche l’eventualità più grave: un’azione militare degli Stati Uniti contro il Canada.
Il rapporto con Trump resta aperto
Carney ha spiegato che i contatti con il presidente americano sono proseguiti anche dopo l’interruzione delle trattative commerciali avvenuta il mese scorso. I due leader, ha riferito, si sono parlati diverse volte e continuano a confrontarsi sulle rispettive posizioni.
«Dal mio punto di vista, abbiamo un buon rapporto, nel senso che possiamo prendere il telefono e parlare tra noi delle questioni. Lui è diretto. Io sono diretto per quanto riguarda le rispettive posizioni», ha dichiarato Carney. A suo giudizio, questa modalità rende il confronto più efficiente e lascia in piedi un canale destinato a rimanere attivo.
Il primo ministro canadese ritiene inoltre che non sia escluso un ritorno al tavolo per rilanciare l’intesa commerciale tra i due Paesi. L’accordo era saltato alla fine di agosto, ma Ottawa continua a considerare praticabile una nuova fase negoziale.
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La difesa contro lo scenario estremo
In un’intervista al New York Times, Carney ha lasciato intendere che il governo di Ottawa ha valutato anche la possibilità di un intervento armato statunitense. La preparazione, ha precisato, rientra nella normale gestione dei rischi e non corrisponde allo scenario ritenuto più probabile.
«È semplicemente gestione del rischio. Non è lo scenario di riferimento, ma sarebbe irresponsabile non prepararsi», ha affermato il premier canadese. La risposta è arrivata dopo una domanda sulle minacce di Donald Trump di trasformare il Canada nel 51esimo stato americano, senza che Carney fornisse particolari sulle misure eventualmente esaminate.
Le parole del premier confermano quindi che Ottawa prende sul serio anche l’ipotesi di una pressione militare, pur mantenendo formalmente al centro la trattativa e i rapporti istituzionali con Washington. Il governo canadese si è preparato a questa eventualità senza indicarla come esito previsto.
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