5.000Lettori online ora
Politica 2 min di lettura25 set

Carburanti, il tetto Eni cambia i conti: quanto si risparmia davvero

Dal 28 settembre Enilive fisserà un limite temporaneo a benzina e gasolio, mentre lo sconto sulle accise del diesel verrà ridotto fino al 5 ottobre.

Il 25 settembre il self service sulla rete stradale segna una media di 2,154 euro al litro per la benzina e 2,338 euro per il gasolio, valori invariati rispetto al giorno precedente. Sul diesel, però, si profila un ulteriore aumento: dal 26 settembre la riduzione delle accise passerà da 12,2 a 6,1 centesimi al litro, Iva inclusa, e resterà così fino al 5 ottobre.


La sfida di Eni arriva alla pompa

In questo scenario Eni punta anche a rafforzare la propria rete commerciale. Un prezzo massimo più contenuto può infatti spostare una parte della clientela verso i distributori Enilive e, allo stesso tempo, attenuare le contestazioni politiche rivolte al comparto energetico per l’andamento dei profitti.

La misura annunciata dal gruppo partirà il 28 settembre: per i primi 30 giorni il costo non potrà superare 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio. Al termine di ottobre, Eni deciderà se prolungare l’intervento fino a dicembre, tenendo conto dell’evoluzione delle quotazioni e della disponibilità di prodotto.


Il risparmio dipenderà dal distributore

Le stime diffuse dall’azienda indicano una distanza di circa 17 centesimi al litro rispetto alle medie attuali. Per chi riempie un serbatoio da 50 litri, il vantaggio teorico arriverebbe dunque a circa 8,50 euro.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Quella cifra non corrisponde però a una riduzione uguale per tutti gli automobilisti. Il beneficio concreto sarà determinato dal prezzo applicato dal singolo impianto prima dell’introduzione del limite, perché il provvedimento stabilisce un valore massimo e non uno sconto standard.


Offerta ridotta e futuro incerto

Eni collega la pressione sui listini alla minore disponibilità internazionale di prodotti raffinati, aggravata dalle tensioni geopolitiche. A pesare sarebbe anche il ridimensionamento della raffinazione nel continente: nell’arco degli ultimi 15 anni, secondo la società, in Europa hanno cessato l’attività quasi 30 impianti.

Il gruppo afferma di avere già limitato, dal marzo scorso, il trasferimento degli aumenti internazionali sui prezzi raccomandati alla propria rete. Nel quadro della strategia industriale cita anche le bioraffinerie di Venezia e Gela, oltre alla riconversione prevista per il sito di Livorno. La durata del tetto resterà comunque legata alle condizioni del mercato e agli approvvigionamenti dei prossimi mesi.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere