Campo Largo, perché le primarie potrebbero diventare un boomerang
Il rinvio della scelta del candidato premier potrebbe evitare divisioni interne mentre resta incerto il destino della legge elettorale e della legislatura.
La scelta del candidato alla guida del Campo Largo rischia di arrivare troppo presto. Tra il possibile esame della nuova legge elettorale da parte della Corte costituzionale, l’incertezza sulla durata della legislatura e il ruolo ancora decisivo del Presidente della Repubblica, le primarie potrebbero trasformarsi in una fonte di conflitti senza essere davvero necessarie.
La corsa al leader può aspettare
L’analisi di Marco Damilano, richiamata da Carlo Sorgi, parte dalla fase delicata attraversata da Giorgia Meloni. Nel 2026 la presidente del Consiglio avrebbe dovuto fronteggiare tre contraccolpi: la sconfitta nel referendum sulla magistratura, la presa di distanza pubblica di Donald Trump e la crescita di Roberto Vannacci nei sondaggi. Secondo questa lettura, Meloni avrebbe quindi ridotto la propria esposizione internazionale, concentrandosi sul terreno interno.
Sorgi interpreta questa strategia come un attacco sempre più marcato al ruolo di Sergio Mattarella e alla funzione di garanzia della Presidenza della Repubblica. Nel mirino ci sarebbe soprattutto la riforma elettorale, con l’indicazione anticipata del capo politico: una previsione che, secondo l’autore, comprimerebbe la facoltà presidenziale di conferire l’incarico per la formazione del governo. In questo quadro, il confronto dell’opposizione dovrebbe partire da salari, sanità pubblica e programma, lasciando in secondo piano la gara per la premiership.
Damilano suggerisce infatti di non inseguire l’agenda della destra né la competizione alimentata da dichiarazioni e rilevazioni demoscopiche. La priorità, nella sua impostazione, sarebbe riportare il dibattito sui problemi concreti del Paese e rinviare sia il nome del candidato sia le regole per selezionarlo.
La legge elettorale resta decisiva
Un appello sottoscritto da 150 costituzionalisti, “Torniamo alla Costituzione”, dovrebbe aprire lunedì 28 settembre a Milano una mobilitazione finalizzata alla preparazione dei ricorsi contro la nuova normativa elettorale. L’obiettivo sarebbe portare la questione davanti alla Corte costituzionale prima delle elezioni, sempre che i tempi dei procedimenti lo consentano.
Se il giudizio arrivasse in tempo, alcune parti della riforma potrebbero essere cancellate. Tra queste, secondo Sorgi, proprio l’obbligo di indicare preventivamente il leader, rendendo superflue le primarie per scegliere il candidato alla guida del governo. Il Quirinale tornerebbe così a esercitare pienamente la propria funzione nella nomina del presidente del Consiglio, mentre la fiducia resterebbe affidata alle Camere.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Lo scenario viene considerato concreto, purché non intervenga un anticipo delle elezioni. I ricorsi sarebbero già sostanzialmente predisposti e, con una tempistica adeguata, la Consulta potrebbe pronunciarsi prima del voto. Per il Campo Largo, dunque, attendere almeno un’indicazione sulla data delle urne significherebbe evitare di organizzare una competizione interna destinata forse a non produrre alcun effetto.
Il Quirinale conserva la parola finale
La durata della legislatura non dipende soltanto dalle decisioni di Meloni. L’articolo 88 della Costituzione assegna al Presidente della Repubblica, dopo aver consultato i presidenti delle Camere, il potere di sciogliere il Parlamento. Anche un’eventuale crisi di governo, quindi, non determinerebbe automaticamente il ritorno alle urne: potrebbe essere affidato un nuovo incarico e la scadenza elettorale verrebbe spostata.
Un passaggio decisivo potrebbe verificarsi alla Camera, dove il voto sulla legge elettorale è previsto per la metà di ottobre. Se la maggioranza venisse battuta da dissensi interni, si aprirebbe l’ipotesi di elezioni anticipate. In quella circostanza, però, la nuova legge non sarebbe ancora operativa e le primarie del Campo Largo non avrebbero una base normativa che le renda indispensabili.
Il rinvio, sostiene Sorgi, consentirebbe intanto di lavorare sul programma e di definire le possibili procedure di selezione, mantenendosi pronti nel caso in cui il voto anticipato rendesse davvero necessario scegliere un candidato comune. L’unico argomento contrario sarebbe la volontà di affrontare subito una prova divisiva; ma, secondo l’autore, alimentare lo scontro interno senza una necessità concreta non aiuterebbe chi intende difendere l’impianto costituzionale.
Continua a leggere
Berlusconi, la festa che riporta tutti a Villa Certosa
Tra ricordi pubblici e un incontro privato in Sardegna, familiari e amici celebreranno il compleanno mancato del fondatore di Forza Italia.
DiMartedì, il ritorno di Di Battista dopo Cuba: cosa racconterà
L’ex deputato del Movimento 5 Stelle sarà nuovamente ospite di Giovanni Floris insieme a Pier Luigi Bersani, tra politica interna, guerre e misure economiche
Berlusconi e Milano: il sindaco che non volle diventare
Dai primi affari immobiliari al Milan, passando per Mondadori e Mediaset: il legame tra il Cavaliere e la città avrebbe potuto portarlo anche a Palazzo Marino.
Meloni tira il fiato, ma guarda a destra: il nodo Vannacci
Il risultato allontana lo spettro di Futuro nazionale oltre il 15%, ma la maggioranza prepara la sfida sui gruppi parlamentari e sul candidato di Milano.