Campo largo, il monito di Parisi: prima le primarie, poi basta
L’ex ministro e fondatore del Pd critica Schlein e Conte: senza un’intesa politica e un programma condiviso, l’alleanza contro la destra non è sufficiente.
Arturo Parisi torna al centro del confronto sulle primarie e sull’alleanza progressista. L’ex ministro della Difesa del secondo governo Prodi e tra i fondatori del Partito democratico considera ormai molto grave il ritardo accumulato da Elly Schlein e Giuseppe Conte nel trovare una sintesi politica.
La sua posizione è netta: le primarie possono servire a sbloccare la situazione, ma soltanto se organizzate rapidamente. In caso contrario, secondo Parisi, rischiano di perdere la loro funzione e sarebbe meglio non riproporle.
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Parisi chiede una scelta immediata
Il professore, ideologo dell’Ulivo e promotore delle consultazioni che portarono Romano Prodi alla guida del centrosinistra, aveva già sollecitato un confronto diretto tra la segretaria del Pd e il leader del Movimento 5 Stelle. L’invito, formulato durante l’estate, era quello di parlarsi senza intermediari e arrivare in tempi brevi a un’intesa.
Da allora, sostiene Parisi, non sarebbe arrivata la svolta auspicata. Il ritardo viene definito “enorme” e rende sempre più urgente una decisione sul metodo con cui costruire la coalizione e individuare il candidato alla guida del campo progressista.
L’alleanza non basta da sola
Nel giudizio di Parisi, Schlein e Conte stanno evitando di affrontare il nodo politico principale. “Giocano a nascondino”, ha affermato, sottolineando così la mancanza di un confronto trasparente tra i due leader.
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Il punto, però, non riguarda soltanto la scelta delle primarie. L’ex ministro ritiene che un’intesa nata esclusivamente dalla contrapposizione alla destra non possa reggere: prima di parlare di alleanza serve un progetto comune, riconoscibile e condiviso.
Il nodo del progetto comune
La critica di Parisi investe quindi la sostanza, oltre alla procedura. Le primarie possono indicare una leadership, ma non sostituiscono un accordo sui contenuti né chiariscono da sole quale visione politica debba tenere insieme Pd e Movimento 5 Stelle.
Per questo l’ex esponente dell’Ulivo lega la possibilità di ricorrere alle consultazioni a una tempistica precisa. Farle subito potrebbe contribuire a superare l’impasse; rinviarle ancora, nella sua lettura, renderebbe preferibile archiviarle e concentrarsi prima sulla costruzione di una proposta condivisa.
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