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Politica 2 min di lettura1 ora fa

Cacciari avverte l’Europa: le violenze sono solo il sintomo

Il filosofo legge le proteste come il risultato di trent’anni di arretramento sociale e chiede ai governi di intervenire sulle cause del malessere

Le manifestazioni esplose in Italia e in altri Paesi europei, secondo Massimo Cacciari, nascono da una radice comune: il progressivo peggioramento delle condizioni materiali e la perdita di fiducia nelle istituzioni. Il filosofo considera gli episodi di violenza non l’origine della crisi, ma la sua conseguenza più visibile.

A suo giudizio, la politica non può limitarsi a condannare gli scontri. Dovrebbe interrogarsi sulle ragioni che spingono soprattutto i più giovani a scendere in strada e sulla lunga fase di blocco della crescita dei diritti, dei servizi e del benessere.

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La rabbia nasce dal disagio sociale

Cacciari descrive una situazione ormai estesa a tutta l’Europa, pur con caratteristiche diverse da Paese a Paese. Una democrazia, osserva, non può reggere a lungo se redditi e servizi sociali arretrano, mentre le politiche pubbliche smettono di proteggere le fasce più deboli e di sostenere una reale progressività fiscale.

Il gruppo più colpito sarebbe quello delle nuove generazioni, che il filosofo vede prive di prospettive e sempre più lontane dalle opportunità promesse dal sistema. “Le giovani generazioni si sentono totalmente escluse, senza prospettive, senza neanche speranze”, afferma, collegando questa frustrazione alle scelte compiute dalle generazioni precedenti.

Le differenze tra le piazze italiane, spagnole e francesi dipendono invece dai problemi specifici dei singoli territori. In Spagna, per esempio, il tema della casa avrebbe un peso maggiore; in Italia, rileva Cacciari, la proprietà immobiliare è molto più diffusa, anche se spesso in condizioni economiche difficili, mentre esistono anche canoni sociali contenuti.


Meloni sotto accusa insieme all’Europa

Nel giudizio del filosofo, la responsabilità non può essere attribuita soltanto al governo guidato da Giorgia Meloni. La premier, sostiene, rappresenta una classe dirigente europea che da circa trent’anni procede senza modificare davvero un modello ormai incapace di garantire il precedente livello di crescita sociale.

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Alla domanda su quale dovrebbe essere la risposta di Meloni, Cacciari replica con durezza: “Ma cosa deve dire? Può essere lei a fare l’analisi della situazione aggiungendo che, appunto, non ha fatto un piffero di niente?”. Il suo bersaglio, tuttavia, è più ampio e comprende l’intero gruppo dirigente europeo.

Secondo questa lettura, per decenni i governi hanno potuto contare su un miglioramento costante delle condizioni di vita. Da tre decenni, invece, quella dinamica si è fermata, con effetti particolarmente marcati in Italia. Per questo, sostiene Cacciari, non dovrebbe sorprendere la scelta di molti cittadini di partecipare alle proteste.


La richiesta di una svolta concreta

Dopo l’ondata di cortei, la speranza del filosofo è che le istituzioni “si sveglino”. La condanna delle violenze, da sola, non sarebbe sufficiente: gli episodi più gravi vanno interpretati come il segnale finale di un disagio che coinvolge l’intera politica europea e mette sotto pressione le basi materiali delle democrazie.

Una possibile inversione di rotta, aggiunge, potrebbe arrivare soltanto da nuove misure a livello continentale. L’obiettivo dovrebbe essere dare risposte alle richieste delle giovani generazioni e, più in generale, sostenere i cittadini con redditi più bassi, così da ricostruire un rapporto tra democrazia e condizioni concrete di vita.

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