Benzina, la mossa Eni mette alla prova il «sistema Paese
Il tetto ai prezzi partirà il 28 settembre e potrebbe durare fino a dicembre: dietro la scelta di Eni ci sono il dialogo con il governo e il nodo dell’effetto traino.
Il vero banco di prova non sarà soltanto il taglio applicato da Eni, ma la reazione del resto del mercato. Dal 28 settembre la società introdurrà un limite ai prezzi praticati dalla rete Enilive: la misura durerà 30 giorni e potrà essere prorogata sino alla fine dell’anno, in base all’evoluzione delle quotazioni e alla disponibilità dei prodotti.
La decisione arriva mentre il beneficio fiscale sul gasolio viene ridotto a 6,1 centesimi al litro, a circa dieci giorni dall’ultimo intervento del governo sulle accise. Per la benzina, il nuovo livello massimo fissato da Eni sarà invece di circa 17 centesimi inferiore alla media attuale.
Meloni e Descalzi, dialogo nei mesi difficili
Formalmente l’iniziativa è stata assunta dalla compagnia in autonomia. Eni e Palazzo Chigi insistono sul fatto che non ci siano state pressioni indebite, ma il provvedimento è maturato dopo settimane di contatti tra Giorgia Meloni e Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni.
Il rapporto tra la presidente del Consiglio e il manager si è consolidato anche attraverso i numerosi trasferimenti in Africa legati al Piano Mattei. Il tema dei carburanti sarebbe stato affrontato più volte al telefono, compresa una conversazione del 26 agosto, alla vigilia del Consiglio dei ministri chiamato a varare un nuovo intervento temporaneo sulle accise. In quella circostanza sarebbe emersa anche l’esigenza di superare la successione di misure provvisorie.
Il tetto parte tra caro prezzi e tensioni
Eni sostiene di aver già contenuto, da marzo, l’impatto delle variazioni internazionali, trasferendo agli automobilisti solo una parte dei rincari. La società collega l’attuale pressione sui prezzi alla minore offerta di prodotti raffinati, alle crisi geopolitiche e alla riduzione della capacità europea: negli ultimi 15 anni hanno chiuso quasi 30 raffinerie.
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I valori registrati ieri aiutano a misurare il contesto: 2,154 euro al litro per la benzina e 2,338 euro per il diesel. In questo scenario, il limite annunciato riguarda una rete di circa 4 mila stazioni, pari al 20% dei distributori presenti in Italia.
La partita passa alle altre compagnie
Il governo ha accolto con favore la scelta. Antonio Tajani l’ha indicata come una prova concreta di collaborazione nazionale nelle fasi più complesse, confermando la preferenza di Forza Italia per responsabilità e dinamiche di mercato invece di nuove imposte sugli extraprofitti. Anche la Lega ha apprezzato l’intervento, chiedendo però che altre grandi aziende adottino un comportamento analogo.
Adolfo Urso ha ringraziato Eni e ha auspicato che altri operatori seguano la stessa direzione. Le opposizioni, al contrario, accusano l’esecutivo di essersi mosso tardi: Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni ritengono che il contenimento dei prezzi dovesse arrivare prima, mentre Francesco Boccia ha sollevato il problema del rapporto tra governo e società partecipate, chiedendo: «È Eni che deve supplire alle scelte del governo o è il governo che deve indicare una strategia chiara alle grandi partecipate dallo Stato?»
Carlo Calenda ha letto nella decisione un segnale di responsabilità verso il Paese. Maurizio Landini l’ha invece definita uno «spot», sollecitando interventi più puntuali. Il limite resterà per ora temporaneo: alla sua scadenza, salvo proroghe, tornerà in primo piano la questione delle misure strutturali contro il caro carburanti.
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