Antisemitismo, l’allarme sul ddl: critica a Israele a rischio
Associazioni e personalità ebraiche chiedono alla Camera di fermare il disegno di legge 1004, contestando l’uso della definizione Ihra e il possibile effetto sulla libertà di dissenso.
Il punto più contestato non riguarda l’introduzione di un nuovo reato, ma il possibile confine tra antisemitismo e critica alle scelte del governo israeliano. È su questo terreno che associazioni e personalità ebraiche hanno chiesto di respingere il disegno di legge 1004, già approvato dal Senato lo scorso marzo e ora all’esame della Camera.
L’appello, pubblicato dal Manifesto e sottoscritto anche da Anna Foa, Gad Lerner, Roberto Della Seta e Matteo Pucciarelli, denuncia il rischio che il provvedimento finisca per colpire posizioni pubbliche contrarie a Israele, invece di concentrarsi sull’odio antiebraico.
Il nodo della definizione Ihra
Il testo legislativo richiama la definizione di antisemitismo elaborata dall’International Holocaust Remembrance Alliance. Secondo i firmatari, questa impostazione tende a sovrapporre la condanna delle espressioni antiebraiche a valutazioni politiche, anche dure, che non coincidono automaticamente con l’antisemitismo.
Tra le misure previste figurano una strategia nazionale, indicazioni operative per il sistema scolastico, percorsi formativi rivolti a insegnanti e forze dell’ordine e iniziative contro i messaggi d’odio diffusi online. Pur riconoscendo la gravità del razzismo antiebraico, i sottoscrittori temono che il nuovo impianto possa rendere più difficile distinguerlo dalle critiche rivolte alle politiche di Israele.
La protesta contro la legge
Nella lettera, gli autori sostengono che il provvedimento trasformi la lotta all’antisemitismo in uno strumento per delegittimare il dissenso. “Da italiani e da ebrei, da nemici di tutte le forme di razzismo – si legge – esprimiamo la nostra contrarietà al disegno di legge 1004”, accusato di confondere la difesa degli ebrei con la tutela delle scelte dello Stato israeliano.
L’appello richiama anche il comportamento di forze politiche che si dichiarano vicine agli ebrei ma, secondo i firmatari, sostengono posizioni razziste e arrivano a mettere in discussione il diritto allo studio di bambine e bambini. La conclusione è che l’antisemitismo stia tornando visibile anche in ambienti di sinistra, alimentato sia da vecchi stereotipi sia dall’equazione tra governo israeliano e comunità ebraica.
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Per i sottoscrittori, il contrasto all’odio antiebraico deve rimanere parte di una battaglia più ampia contro ogni forma di razzismo. “Per combatterlo non servono nuove norme che confondono la critica a Israele con l’odio antiebraico”, affermano, indicando nella lotta senza eccezioni e senza strumentalizzazioni la linea da seguire.
I nomi dell’appello
A sostenere l’iniziativa sono Lea-Laboratorio ebraico antirazzista, Mai Indifferenti-Voci ebraiche per la pace e Tikkun-Diaspora ebraica decoloniale. Tra le personalità figurano anche Marco Vigevani, Maya Vetri, Adriana Valabrega, Claudio Treves, Jardena Tedeschi, Widad Tamimi, Alessandro Soria, Susanna Sinigaglia, Eva Schwarzwald e Gadi Schoenheit.
Nell’elenco compaiono inoltre Stefano Sarfati, Renata Sarfati, Annalisa Salerno, Annalisa Ravenna, Matteo Pucciarelli, Martina Piperno, Olga Dalia Padoa, Giacomo Ortona, Bruno Montesano, Stefano Levi Della Torre e Giorgina Levi. La lista comprende anche Daniel Levi, Gad Lerner, Yael Laibel, Irene Kajon, Amy Kabat, Helena Janeczek, Francesca Incardona, Joan Haim, Sveva Haertter, Bella Gubbay e Lisa Ginzburg.
Tra gli altri firmatari ci sono Siegmund Ginzberg, Shmuel Gertel, Nicoletta Gandus, Bice Fubini, Saby Fresko, Anna Foa, Micol di Nepi, Deborah Di Cave, Roberto Della Seta, Lucio Damascelli e Andrea Damascelli. Chiudono l’elenco Paola Canarutto, Giorgio Canarutto, David Calef, Guido Bassano, Deborah Arbib e Nora Aghion.
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