Amichettismo, la promessa mancata: il potere diventa una cerchia privata
La denuncia riguarda nomine, relazioni e uso del potere: una pratica che, secondo questa lettura, attraversa destra e sinistra e allontana i cittadini dalla democrazia.
La battaglia contro l’amichettismo era stata presentata da Giorgia Meloni come uno degli impegni qualificanti della sua esperienza politica. Eppure, dopo la celebrazione della lunga durata dell’esecutivo, la promessa appare tutt’altro che mantenuta: il problema, sostiene questa analisi, non sarebbe stato eliminato, ma rivolto soprattutto contro gli avversari e trasformato in uno strumento per favorire la propria rete.
Le nomine riaccendono le polemiche
Tra gli episodi citati c’è quello di Claudia Conte, che ha dichiarato di avere una relazione con il ministro Piantedosi e che avrebbe ottenuto uno spazio su Radio Rai dedicato agli animali. Nello stesso contesto viene ricordata la sostituzione di Geppi Cucciari, allontanata dall’incarico che occupava da anni nel palinsesto di Radio 1.
Un altro caso riguarda Salvo Sottile, legato sentimentalmente alla sottosegretaria Borgonzoni. La sua presenza in Rai, tra programmi di approfondimento e interventi dai toni critici verso la sinistra, viene indicata come ulteriore esempio di una gestione disinvolta degli incarichi pubblici. L’elenco dei nuovi fedelissimi, osserva l’autrice, sarebbe comunque molto più ampio.
Una pratica che supera gli schieramenti
Il rapporto tra interessi privati e funzioni pubbliche, tuttavia, non viene presentato come un’esclusiva della destra. Anche la sinistra, secondo il testo, avrebbe fatto ricorso in passato a logiche clientelari, alimentando la delusione di elettori che si aspettavano legalità e tutela dei diritti.
La tesi è che il legame con il potere finisca per prevalere sui valori proclamati dai partiti. Le differenze tra gli schieramenti si ridurrebbero così davanti a un meccanismo antico, nel quale amicizie, parentele e relazioni diventano canali per consolidare il controllo sulle istituzioni.
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Dalla democrazia alla proprietà privata
Il riferimento a Polibio serve a ricordare come già nel II secolo a.C. fosse stata messa in discussione la stabilità delle forme di governo. Anche i sistemi nati da aspirazioni autentiche, nel tempo, possono corrompersi e assumere una natura diversa da quella originaria. In questa prospettiva, le dinamiche delle antiche dinastie e dei matrimoni organizzati per garantire la successione non sarebbero poi così lontane dalle pratiche contemporanee.
La democrazia costruita dopo la seconda guerra mondiale viene descritta come sempre più distante dalla sua funzione originaria. Il cittadino avrebbe perso peso, mentre la Costituzione sarebbe considerata da alcuni come un ostacolo aggirabile. Nel frattempo, la politica addita il migrante come causa delle crisi sociali e culturali, mentre un elettorato ormai privo di reale capacità d’intervento non rappresenta più un freno sufficiente.
Il nodo della spavalderia
È proprio nell’atteggiamento di alcuni beneficiari del sistema che l’autrice individua il segnale più evidente del degrado. Non emergerebbe più neppure il tentativo di nascondere relazioni, favoritismi o sovrapposizioni tra pubblico e privato: la sicurezza dei protagonisti nasce dalla convinzione di non dover rendere conto delle proprie scelte.
La res publica, conclude l’analisi, rischia così di essere trattata come un patrimonio personale. L’amichettismo non sarebbe soltanto una pratica di selezione delle persone, ma il sintomo di una trasformazione più ampia: istituzioni formalmente democratiche, nelle quali il potere si concentra in cerchie ristrette e la distanza dai cittadini continua ad aumentare.
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