Aiuti Ue, scontro aperto: Berlino vuole più partner, Parigi chiude
Sul tavolo di Bruxelles c’è la proposta della Commissione per legare incentivi e appalti alla produzione europea, ma Germania e Francia restano lontane su chi possa rientrare nelle regole.
La partita sui futuri incentivi europei si sta spostando sul perimetro geografico: Berlino spinge per una formula ampia, mentre Parigi insiste su un criterio ristretto ai soli 27. Sullo sfondo, la Commissione europea vuole legare aiuti di Stato e appalti pubblici alla capacità produttiva داخل il continente, con effetti potenziali su settori strategici come auto, pompe di calore e fotovoltaico.
Berlino spinge per un perimetro più ampio
A Bruxelles, Katherina Reiche ha ribadito che la Germania guarda con favore a un impianto fondato sul principio del “Made with Europe”. Nella sua impostazione, la produzione dovrebbe restare in Europa, ma senza escludere partner commerciali esterni all’Unione.
La ministra tedesca dell’Economia ha fatto riferimento a Paesi come Norvegia e Svizzera, aggiungendo anche il Canada tra i possibili interlocutori. La sua linea punta quindi a includere soggetti che non fanno parte dell’Ue ma che hanno rapporti consolidati con il mercato europeo.
Parigi difende i 27 Stati membri
La posizione francese è più rigida. Sébastien Martin, ministro dell’Industria, ha chiarito a Bruxelles che il concetto di “Made in Europe” dovrebbe riferirsi in modo diretto ai 27 Stati membri dell’Unione.
Secondo il ministro, i finanziamenti pubblici europei devono ricadere prima di tutto su lavoratori e impianti del continente. Ha richiamato in particolare l’automotive, sostenendo che l’Europa ha già la capacità di costruire al proprio interno le auto di cui ha bisogno.
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Martin ha però ammesso che in alcuni comparti la catena produttiva dipende da componenti che arrivano da altri Paesi. Anche così, ha sostenuto che per accedere agli aiuti la fabbricazione debba avvenire in Europa, lasciando aperta solo la possibilità di accordi mirati con singoli partner.
La proposta attende il via libera politico
Il piano della Commissione, presentato a marzo, non è ancora operativo. Per trasformarlo in regola serviranno sia l’ok degli Stati membri sia quello del Parlamento europeo.
Il confronto è in corso da mesi e ruota soprattutto attorno a due domande: quali prodotti possano essere considerati davvero europei e quale quota di lavorazione debba avvenire nel territorio dell’Ue. La questione decisiva, al momento, è stabilire se il nuovo schema debba restare chiuso dentro i confini comunitari o aprirsi anche a Paesi partner.
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