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Politica 3 min di lettura6 giorni fa

Abu Mazen attacca l’Onu, Netanyahu in arrivo: cosa sta succedendo a New York

Tra il videomessaggio del leader الفلسطيني e l’intervento atteso di Netanyahu, l’Assemblea generale ospita anche Xi, mentre Trump accoglie il presidente cinese alla Casa Bianca.

Nel cuore di Manhattan, la giornata all’Assemblea generale delle Nazioni Unite si è già trasformata in un banco di prova politico: da una parte il messaggio di Abu Mazen, dall’altra l’attesa per Benyamin Netanyahu. Intanto, a Washington, Donald Trump ha accolto Xi Jinping alla Casa Bianca, aprendo anche il dossier dei rapporti con Pechino.


La stretta su Gaza e il richiamo al

Il presidente dell’Autorità palestinese ha scelto un videomessaggio per ribadire il proprio sostegno al piano in 20 punti avanzato da Donald Trump, alla risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza e alla roadmap per la seconda fase. Abu Mazen ha spiegato che l’obiettivo era fermare l’offensiva, portare al ritiro delle forze presenti nella Striscia di Gaza e avviare la ricostruzione.

Secondo il leader palestinese, però, nulla di tutto questo si è ancora concretizzato. Nel suo intervento ha denunciato il fatto che gli attacchi continuano a colpire civili, compresi uomini, donne e bambini, e ha parlato di vittime ancora presenti a Gaza dopo quasi un anno.


Abu Mazen accusa Washington di esclusione

Il passaggio più duro è arrivato quando Abu Mazen ha contestato le restrizioni imposte alla delegazione palestinese. Ha sostenuto che il popolo palestinese e la sua leadership non dovrebbero essere penalizzati per aver chiesto la fine dell’occupazione e per essersi rivolti all’Onu, alla Corte Internazionale di Giustizia e alla Corte Penale Internazionale.

Nel messaggio ha poi invitato l’amministrazione americana a rimuovere sanzioni e limitazioni, a riaprire il dialogo e a lavorare insieme alla comunità internazionale per applicare la soluzione dei due Stati. Ha inoltre definito la scelta di ricorrere al diritto internazionale come una strada pacifica e civile, mentre ha accusato gli Stati Uniti di aver violato gli obblighi del Paese ospitante negando l’ingresso alla delegazione.


Netanyahu prepara il suo discorso all’Onu

Mentre a New York prendeva forma questo confronto, Netanyahu ha fatto sapere in un video diffuso sui social che il suo obiettivo è difendere Israele e i soldati delle Forze di Difesa Israeliane dal podio delle Nazioni Unite. Il suo intervento è atteso nella giornata di oggi.

In parallelo, l’ufficio del premier israeliano ha lanciato una campagna visibile in tutta Manhattan: 500 cartelloni e decine di camion con lo slogan che contrappone Israele e Stati Uniti a Iran e Hamas. La comunicazione, ha spiegato l’ufficio di Netanyahu, punta a richiamare l’attenzione sulla minaccia attribuita al regime iraniano e sulla risposta congiunta di Washington e Tel Aviv.

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Xi, Sánchez e Tajani nel dibattito globale

La presenza di Xi Jinping al vertice ONU ha aggiunto un ulteriore livello di tensione diplomatica. Sul tavolo restano la richiesta cinese di allentare i vincoli sull’export di tecnologia avanzata in cambio di una maggiore fluidità su terre rare e minerali critici, oltre ai temi della governance dell’intelligenza artificiale e di Taiwan.

Anche altri leader hanno usato la tribuna dell’Assemblea per spingere le proprie priorità. Pedro Sánchez ha difeso il multilateralismo e l’ordine internazionale fondato sulle regole, sostenendo che questo resta lo strumento migliore per gestire un mondo interdipendente. Ha poi richiamato la crisi di Ceuta, rivendicando la risposta spagnola come una prova di legalità e diritti contro paura e disinformazione.

Antonio Tajani, dal canto suo, ha insistito sulla necessità che l’Onu torni a essere davvero operativa. Il ministro degli Esteri ha parlato di un’organizzazione che troppo spesso appare impotente e ha ribadito l’impegno italiano per una moratoria universale sulla pena di morte.


Caracas promette il voto

Dall’altra parte dell’Atlantico, Delcy Rodríguez ha assicurato che in Venezuela si terranno elezioni. La presidente ad interim ha ringraziato Donald Trump e il suo governo per la disponibilità a riaprire il canale diplomatico con Caracas.

Rodríguez ha detto di voler guidare il Paese fuori dalla fase di incertezza e conflitto verso una democrazia piena, riconosciuta dal popolo e dalla comunità internazionale. Ha anche promesso un voto con condizioni reali di partecipazione per tutte le forze politiche e, nelle sue parole, con un esercizio responsabile della politica.

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