2.500 al MAXXI: l’idea che vuole riscrivere il futuro dell’Italia
Bayram chiude la seconda edizione con migliaia di presenze e un progetto per affiancare alla politica uno spazio permanente dedicato alle trasformazioni dei prossimi decenni.
Il futuro dell’Italia potrebbe avere una nuova cabina di regia. È la proposta emersa al MAXXI di Roma durante la seconda edizione di Bayram – Il tempo della cosmopolitica, chiusa con 2.500 persone presenti nelle sale del museo e 3.600 prenotazioni complessive. Al centro dell’iniziativa c’è l’ipotesi di un Ministero del Futuro, pensato per leggere in anticipo gli effetti di tecnologia, economia e geopolitica.
Marco Minniti, presidente della Fondazione Med-Or, ha accolto il progetto con parole nette: “È un’idea straordinaria, e soprattutto è un’idea nuova, e poiché è nuova, la vecchia burocrazia deve starne fuori”. L’obiettivo, secondo i promotori, è trasformare il confronto culturale in una struttura capace di produrre indicazioni concrete per le istituzioni.
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Un laboratorio per anticipare i cambiamenti
La proposta è stata illustrata da Sebastiano Caputo, ideatore e direttore artistico di Bayram, insieme a Marco Bassan, fondatore e direttore della School of Vision. Il possibile ministero dovrebbe riunire competenze diverse e osservare nello stesso momento le conseguenze di innovazioni scientifiche, mutamenti sociali, dinamiche economiche e nuovi assetti internazionali.
Non si tratterebbe soltanto di affidarsi a dati e analisi tecniche. Il disegno prevede infatti il contributo di economisti, esperti di diritto, filosofi, autori e artisti, così da individuare anche i segnali iniziali di trasformazioni ancora difficili da misurare. Bayram vorrebbe dare continuità a questo lavoro attraverso Cosmodromo, un pensatoio stabile incaricato di preparare un progetto istituzionale da consegnare a chi avrà responsabilità di governo.
Tra i passaggi successivi indicati dagli organizzatori figurano la costruzione dell’organigramma del futuro dicastero e l’estensione degli incontri ad altre città italiane. La manifestazione punta così a superare la dimensione del singolo appuntamento annuale al MAXXI.
Quanti, dati e sovranità digitale
Il programma del 2026, sviluppato attorno al tema “Il salto quantico”, ha riunito 60 ospiti in 18 panel. Le discussioni hanno toccato intelligenza artificiale, sicurezza informatica, fisica quantistica e competizione geopolitica, con particolare attenzione al rapporto tra innovazione, autonomia digitale e difesa nazionale.
Nel panel “Il Secolo dei Quanti” è intervenuto con un contributo scritto Serafino Sorrenti, capo della Segreteria tecnica del sottosegretario di Stato all’Innovazione tecnologica e alla transizione digitale. La sua posizione è stata riassunta così: “Non vogliamo essere soltanto consumatori delle tecnologie del domani. Vogliamo contribuire a crearle, governarle e renderle uno strumento di crescita e di sicurezza per le prossime generazioni”.
Sorrenti ha collegato intelligenza artificiale, sistemi quantistici, reti strategiche, protezione nazionale e relazioni diplomatiche, indicando la necessità di una visione unitaria. Alla discussione hanno preso parte anche Paolo Branchini, direttore della ricerca dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, e Giulia Scognamiglio, responsabile della comunicazione d’impresa e della responsabilità sociale di iliad.
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Il confronto ha riguardato anche il ruolo delle reti digitali, del cloud e dell’intelligenza artificiale, con riferimento alle attività di iliad e Scaleway. Massimo Comparini, direttore generale della Divisione Spazio di Leonardo, e Massimo Chiriatti, responsabile tecnologico e dell’innovazione del gruppo Infrastructure Solutions di Lenovo Italia, hanno discusso invece dell’evoluzione dell’industria spaziale e dei sistemi di intelligenza artificiale. Corrado Giustozzi ha affrontato il tema della sicurezza informatica.
Mediterraneo e Africa al centro
La dimensione internazionale è entrata nel programma con il dialogo “Benvenuti a Caoslandia”. Intervistato da Caputo e da Costanza Cavalli, Minniti ha sostenuto che l’Italia debba assumere un ruolo di collegamento tra l’Europa e il Sud del mondo, senza limitarsi a svolgere una funzione di mediazione.
Secondo il presidente della Fondazione Med-Or, il Piano Mattei può contribuire a consolidare la posizione italiana nei rapporti con l’Africa. Il continente è stato indicato come decisivo per la crescita della popolazione, l’approvvigionamento energetico, la disponibilità di materie prime – comprese le terre rare – e la gestione delle minacce legate al terrorismo.
“L’Italia deve essere un punto di congiunzione, e non di semplice mediazione, tra l’Europa e il Sud del mondo”, ha detto Minniti nel corso del confronto. In seguito ha aggiunto: “In Africa si gioca la partita per il futuro dell’Italia”, legando questa prospettiva alla necessità di un nuovo strumento istituzionale capace di leggere per tempo gli scenari emergenti.
Una rete di saperi e generazioni
Bayram ha dedicato spazio anche al rapporto tra informazione e grandi trasformazioni contemporanee. Al confronto hanno partecipato Borja Echevarria, caporedattore di El País, Marta Peirano, editorialista della stessa testata e analista della tecnopolitica, e Ramon Gonzalez Ferriz, giornalista di El Confidencial. L’incontro è stato realizzato con la collaborazione dell’Instituto Cervantes di Roma.
Caputo ha interpretato la partecipazione del pubblico come il segnale di una comunità interessata a proseguire il dialogo. Bayram, ha spiegato, è nata per mettere in relazione generazioni, discipline e linguaggi differenti, con l’intenzione di trasformare il confronto in una rete sempre più ampia.
L’evento è stato promosso dal Gruppo Editoriale Magog insieme a Dissipatio, con i patrocini del Dipartimento per la Trasformazione Digitale, del Ministero della Cultura, della Regione Lazio, di Roma Capitale e dell’Infn. Tra i sostenitori figurano Enel, iliad e Intesa Sanpaolo. Ora il progetto del Ministero del Futuro dovrà passare dalla discussione pubblica alla definizione di una proposta destinata alle istituzioni.
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