Volkswagen, la svolta europea passa da elettrico e supercrediti
Oliver Blume sostiene il confronto tra Bruxelles e Pechino sulle ibride e propone regole più flessibili, incentivi mirati e una filiera automobilistica costruita in Europa.
Per Volkswagen la transizione elettrica non va abbandonata, ma resa più sostenibile per industria e consumatori. Oliver Blume chiede all’Unione europea di affiancare agli obiettivi climatici strumenti capaci di premiare la produzione continentale, dalle batterie ai veicoli, senza trasformare gli aiuti pubblici in un sostegno permanente.
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Più flessibilità senza ridurre gli obiettivi
La proposta del gruppo tedesco non punta a modificare il traguardo complessivo sulle emissioni. Se nel 2028 e nel 2029 i costruttori vendessero più auto elettriche rispetto alle quote richieste, quei risultati aggiuntivi potrebbero essere utilizzati per il periodo 2030-2032.
Secondo Blume, un meccanismo di questo tipo incoraggerebbe le aziende ad anticipare la diffusione dei modelli a batteria e limiterebbe il rischio di sanzioni molto elevate. Eviterebbe inoltre il ricorso ad accordi con produttori cinesi per compensare le emissioni della flotta, mantenendo invariata la meta finale della decarbonizzazione.
La filiera europea al centro
Il programma “For Europe” prevede, nelle intenzioni di Volkswagen, investimenti in automobili, stabilimenti, batterie, celle, software, intelligenza artificiale, energia e infrastrutture di ricarica. L’azienda sostiene che la ricerca, le competenze industriali e il mercato unico offrano già una base solida, ma che serva trasformarla più rapidamente in prodotti, lavoro e valore economico.
Per Blume, il criterio della produzione europea non dovrebbe limitarsi alla provenienza dei singoli componenti. Dovrebbe invece considerare anche progettazione, sviluppo, ingegneria, fabbricazione e occupazione. Il manager respinge l’accusa di protezionismo: l’obiettivo, ha spiegato, sarebbe rafforzare l’industria del continente lasciando aperte le collaborazioni internazionali.
Il piano non copre i problemi VW
Volkswagen sta affrontando una profonda riorganizzazione, con l’obiettivo di semplificare le strutture, accelerare le decisioni e concentrare le risorse sulle attività considerate strategiche. Blume ha sottolineato che le regole pubbliche non possono sostituire il lavoro interno del gruppo, anche se incidono sulle scelte di investimento e sulla localizzazione delle capacità produttive.
«Partiamo esplicitamente da noi stessi», ha affermato l’amministratore delegato, respingendo l’idea che “For Europe” sia una campagna per distogliere l’attenzione dalle difficoltà di Volkswagen. La strategia, ha aggiunto, dovrebbe poggiare su cambiamenti organizzativi, investimenti e nuovi prodotti, non soltanto sulla comunicazione.
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Il meccanismo del Fleet Booster
Tra le richieste figura il “Fleet Booster”, pensato per premiare i costruttori che creano valore sul territorio dell’Unione. La proposta prevede che, quando il 70% dei veicoli venduti da un’azienda rispetta i criteri della produzione europea, l’intera flotta possa accedere alle agevolazioni previste.
Volkswagen chiede inoltre supercrediti sulle emissioni per le auto elettriche conformi a tali requisiti. Per le celle delle batterie, invece, il gruppo propone contributi legati ai volumi realmente prodotti durante la fase di avvio e di crescita degli impianti: incentivi temporanei agli investimenti, non un finanziamento senza scadenza.
Ibride cinesi, dialogo accolto
Blume ha giudicato favorevole il possibile confronto tra Cina e Unione europea sulle automobili ibride. A suo avviso, l’iniziativa può contribuire a creare condizioni di concorrenza più equilibrate, anche se i dettagli sui criteri di calcolo dovranno essere verificati quando saranno pubblicati i dati definitivi.
Il negoziato, ha precisato, non rientra al momento nel programma “For Europe”. Resta però importante, secondo Volkswagen, che tutte le imprese attive sul mercato europeo possano competere con regole comparabili.
La linea del gruppo resta quindi centrata sull’elettrico, pur riconoscendo che domanda, infrastrutture e segmenti di mercato avanzano a velocità diverse. «Le nostre automobili devono essere contemporaneamente elettriche, autenticamente europee e accessibili dal punto di vista economico», ha dichiarato Blume, indicando nella conciliazione di questi tre obiettivi la sfida principale per l’industria continentale.
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