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Motori 2 min di lettura12 ott

Volkswagen, la Cina crolla: il piano da 16 miliardi non basta

Il gruppo tedesco perde terreno soprattutto sul mercato cinese, mentre Europa e Sud America mostrano segnali migliori e l’elettrico accelera nel Vecchio Continente.

Il 2026 si presenta come un passaggio delicato per Volkswagen, alle prese con un programma di risparmio da 16 miliardi di euro. Il progetto elaborato dall’amministratore delegato Oliver Blume comprende 100mila posti di lavoro in meno e la chiusura di 4 stabilimenti.

Entro il 2035 il gruppo prevede inoltre di dimezzare il numero dei modelli, semplificare la struttura manageriale e cancellare 10 contratti collettivi. In discussione c’è anche l’attuale settimana lavorativa di 35 ore per 130mila dipendenti tedeschi.

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Il mercato cinese resta il nodo più duro

Nei primi 9 mesi dell’anno le consegne complessive sono rimaste sopra quota 6 milioni, nonostante una contrazione globale del 9%. La Borsa non ha reagito con allarme: il titolo ha terminato la seduta a +0,05%, anche grazie all’intesa tra Unione europea e Cina che fissa a 350mila il numero massimo annuale di auto ibride importate.

Il responsabile delle vendite Martin Sander ha descritto lo scenario come complesso, sottolineando però la tenuta del gruppo fuori dalla Cina. «In un ambiente di mercato che continua a essere sfidante, il gruppo Volkswagen è riuscito a mantenere stabili le vendite al di fuori della Cina, registrando una crescita in Europa e in Sud America», ha dichiarato.


L’elettrico cresce in Europa

Il mercato cinese ha registrato la flessione più pesante: 1,38 milioni di vetture vendute, con una diminuzione del 30,2%. Nello stesso periodo l’Europa Centro-Orientale ha raggiunto 427.600 unità (+5,3%), mentre il Sud America è salito a 502.500 veicoli (+4,3%).

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Le auto a batteria del gruppo sono scese complessivamente del 5%, fermandosi a 678.700 esemplari. Il quadro europeo è tuttavia opposto: nel terzo trimestre le vendite elettriche sono aumentate del 20%, la quota è passata dal 18 al 20% e gli ordini trimestrali sono cresciuti del 60%. In Cina, al contrario, le consegne elettriche hanno subito un crollo del 78%.

Sander ha collegato la maggiore domanda europea all’aumento dei prezzi dei carburanti e alla disponibilità di modelli d’ingresso. La nuova famiglia di vetture elettriche urbane ha raccolto 150mila ordini subito dopo il debutto, risultato definito dal manager «un successo tremendo». In Cina, comunque, Volkswagen ha consegnato il 30% in più di auto elettriche rispetto al terzo trimestre del 2025.


Marchi e divisioni con risultati diversi

Tra i principali marchi, Volkswagen ha chiuso il periodo con 3,01 milioni di auto e una perdita del 13,7%. Skoda è invece cresciuta del 6,1%, arrivando a 812.400 unità, mentre Seat/Cupra ha ceduto l’1,4%, a 433.400 veicoli. I mezzi commerciali hanno segnato un aumento del 2,8%, raggiungendo quota 278.200.

Audi ha registrato 1,05 milioni di consegne, l’11,3% in meno, con una flessione del 19,7% nel solo terzo trimestre. Bentley è scesa del 17,5% a 6mila vetture, Lamborghini dell’1,9% a 8mila e Porsche del 16% a 178.500 auto. In controtendenza la divisione dei veicoli industriali, salita del 2,6% a 230.400 unità.

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