Visierino scuro, rischio invisibile: cosa non certifica il casco
L’omologazione controlla luce e qualità della visione, ma non garantisce da sola che il parasole interno blocchi UVA e UVB.
Il parasole integrato nel casco riduce l’abbagliamento e rende più confortevole la guida nelle giornate luminose, ma non equivale automaticamente a un paio di occhiali da sole certificati. Il punto decisivo riguarda i raggi ultravioletti: la normativa sul casco verifica diversi aspetti del visierino, senza imporre un livello minimo di protezione contro UVA e UVB.
Per questo, chi trascorre molte ore in sella non dovrebbe fermarsi alla presenza dell’etichetta di omologazione. Per capire se gli occhi sono davvero protetti occorre controllare le indicazioni del produttore e la documentazione relativa allo specifico modello.
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L’omologazione non misura gli UV
Il riferimento per i caschi da moto è il regolamento ECE 22.06, che include anche disposizioni dedicate allo schermo parasole aggiuntivo. Il componente deve essere utilizzato insieme alla visiera principale e ha soprattutto il compito di attenuare la luce davanti agli occhi.
Il controllo di conformità riguarda sicurezza, visibilità e caratteristiche ottiche. Non stabilisce però quanta radiazione ultravioletta debba essere filtrata. Di conseguenza, un parasole regolarmente omologato non offre, sulla sola base di questo requisito, la certezza di bloccare gli UV.
Luce e colori restano sotto controllo
Tra i parametri fissati dalla norma c’è la trasmissione della luce visibile. Nel caso del parasole, il valore deve essere superiore al 20%, così da impedire che lo schermo risulti eccessivamente scuro o quasi opaco.
Sono previste anche verifiche sulla deformazione delle immagini, sul potere rifrattivo e sulla corretta percezione dei colori. Per i segnali luminosi, la trasmissione relativa minima è pari a 0,80 per il rosso e a 0,60 per giallo, verde e blu. L’obiettivo è evitare che il filtro renda meno riconoscibili semafori e indicazioni stradali.
Questi test certificano la qualità della visione durante la marcia, non la capacità del materiale di fermare gli ultravioletti. Oscuramento, nitidezza e filtraggio UV sono quindi prestazioni separate.
Il pericolo di una lente soltanto scura
UVA e UVB sono componenti invisibili della luce solare. Gli UVA penetrano più in profondità nei tessuti, mentre gli UVB sono associati soprattutto agli effetti acuti dell’esposizione. Nel tempo, la radiazione ultravioletta può contribuire al rischio di cataratta e di altre patologie oculari; un’esposizione intensa può invece causare fotocheratite, una lesione della cornea paragonabile a un’ustione.
Una lente scura può diminuire il fastidio provocato dalla luce senza assicurare, da sola, un filtraggio adeguato. Se gli occhi ricevono meno luce visibile ma continuano a essere esposti agli UV, il comfort non coincide necessariamente con una protezione completa.
Questo non significa che ogni parasole interno sia privo di filtro. Vuol dire che tale caratteristica non può essere dedotta dall’omologazione e va verificata separatamente, soprattutto prima di affrontare viaggi lunghi sotto il sole.
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Le dichiarazioni cambiano tra marchi
Alcune aziende comunicano volontariamente le prestazioni dei propri sistemi. Nolan, per esempio, indica per il parasole integrato VPS una protezione UV fino a 400 nm. Il dato comprende la fascia generalmente associata agli UVA, ma va comunque verificato nella documentazione del modello acquistato.
Schuberth dichiara invece, nei manuali di alcuni caschi tra cui E2, che il parasole in uno speciale policarbonato offre una protezione efficace contro i raggi UV. In questo caso non viene indicata una percentuale precisa di filtraggio.
Le informazioni non sono dunque sempre uniformi: un produttore può fornire un valore numerico, un altro una formulazione generica e un altro ancora nessuna indicazione facilmente reperibile. La differenza dipende anche dall’assenza di un requisito specifico sugli UV per il parasole del casco.
Il manuale è il primo controllo
La verifica più semplice consiste nel consultare il libretto, la scheda tecnica e le informazioni ufficiali del fabbricante. Se la protezione contro UVA e UVB non è dichiarata in modo esplicito, non è prudente considerarla garantita dall’omologazione ECE 22.06.
In caso di dubbi, è preferibile chiedere chiarimenti al produttore e non trattare il visierino come sostituto di occhiali da sole dotati di protezione UV documentata, in particolare per esposizioni prolungate.
Gli occhiali seguono regole diverse
Per gli occhiali da sole destinati all’uso generale esiste la norma EN ISO 12312-1, adottata in Italia come UNI EN ISO 12312-1. Il testo stabilisce valori misurabili sia per la luce visibile sia per il filtraggio degli ultravioletti, con limiti distinti per UVA e UVB.
I filtri sono suddivisi nelle categorie da 0 a 4 in base alla quantità di luce che lasciano passare. Per le categorie 2 e 3, indicate rispettivamente per luminosità medio-alta e intensa, la trasmissione degli UVB non può superare l’1%, mentre per gli UVA il limite è generalmente dello 0,5% della trasmissione luminosa del filtro.
La categoria 4 ammette una trasmissione massima dell’1% sia per UVA sia per UVB ed è pensata per situazioni estreme, come alta montagna e neve. Non è tuttavia adatta alla guida su strada.
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