Toyota, le regole Ue rischiano di favorire la Cina
La bozza dell’Industrial Accelerator Act lega gli aiuti pubblici alla presenza europea dei componenti nelle auto elettriche
La bozza delle nuove regole europee sulle auto elettriche rischia di penalizzare Toyota più dei costruttori cinesi.
Douglas
-30% su ordini da 129€ da Douglas
Vincoli che possono frenare Toyota
Il progetto si aggiunge alla rete di obblighi legata al Patto verde europeo, compreso lo stop alle nuove auto termiche dal 2035. L’aumento dei requisiti amministrativi potrebbe rendere più difficili le decisioni industriali dei marchi tradizionali e complicare anche gli acquisti dei cittadini, alle prese con norme ancora da definire.
Il problema nasce dal modello produttivo di Toyota, costruito negli anni attraverso una presenza internazionale e una distribuzione delle lavorazioni tra diverse aree del mondo. Un criterio rigido sull’origine dei componenti rischierebbe di escludere alcuni suoi veicoli dai benefici disponibili nell’Unione europea, anche quando il costruttore opera già sul mercato comunitario.
La Cina produce già nell’Unione
I gruppi cinesi si sono preparati da tempo all’eventualità di barriere commerciali più alte. BYD, Chery e Great Wall Motor, insieme al produttore di batterie CATL, stanno investendo miliardi in stabilimenti e grandi impianti in Ungheria, Spagna, Slovacchia e Polonia.
Questa presenza diretta permette di avvicinare la produzione al consumatore europeo e di rispettare più facilmente i futuri criteri sull’origine industriale. Gli impianti integrati potrebbero consentire ai nuovi modelli cinesi di raggiungere la quota locale ipotizzata del 70%, riducendo l’effetto delle misure pensate contro le importazioni.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.
Come cambiano gli incentivi
L’Industrial Accelerator Act punta a collegare i sussidi per le auto elettriche, le agevolazioni fiscali e le commesse pubbliche alla quantità di valore realizzata sul territorio dell’Ue. Per ottenere questi vantaggi, una vettura dovrebbe utilizzare una percentuale elevata di parti fabbricate all’interno del blocco europeo.
La proposta nasce con l’obiettivo di proteggere la produzione continentale dalla concorrenza cinese. Tuttavia, il limite potrebbe colpire anche aziende giapponesi e altri produttori globali che importano elementi ad alto valore, come batterie, inverter e sistemi di trazione.
Una filiera difficile da separare
Per decenni l’industria automobilistica ha sfruttato accordi commerciali, competenze distribuite tra Paesi diversi e costi più bassi in specifiche aree produttive. Separare queste attività sulla base di soglie territoriali potrebbe quindi incidere sui veicoli assemblati fuori dall’Unione o dotati di componenti realizzati da fornitori esterni.
La Cina, al contrario, ha già risposto alle precedenti restrizioni commerciali costruendo impianti direttamente in Europa. La stessa strategia potrebbe essere utilizzata anche per aggirare eventuali dazi sulle auto ibride ricaricabili, lasciando Toyota esposta a regole che i gruppi cinesi potrebbero rispettare più facilmente.
Continua a leggere
Toyota, due squadre e sei equipaggi nel WRC 2027
La GR Celica Rally1 affiancherà la nuova Yaris, con Evans, Tänak e Rovanperä nella rosa ufficiale
Moto Morini Camel, 81,5 CV e 250 mm di escursione
La nuova adventure richiama il modello degli anni Ottanta e arriverà nei concessionari alla fine del 2027
Forefront Concept, Renault presenta il nuovo drone terrestre
Il prototipo telecomandato trasporta fino a una tonnellata e può operare in zone pericolose o difficili da raggiungere
Per la Yaris Cross offerta da 24.950 euro con permuta
La Toyota Yaris Cross può essere acquistata a 24.950 euro con la promozione di novembre 2026.