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TIR GNL, 590 milioni fermi: perché la svolta ecologica resta in attesa

Il programma per rinnovare le flotte dal 2027 al 2031 è sospeso tra verifiche contabili italiane e valutazioni europee sugli aiuti alle imprese.

Per le aziende di autotrasporto, il problema non è soltanto scegliere quale tecnologia adottare, ma capire quando e con quali risorse sarà possibile farlo. Il piano italiano destinato a sostenere l’acquisto di mezzi meno inquinanti è infatti ancora privo di un percorso operativo definitivo, lasciando gli investimenti in sospeso.

La misura vale 590 milioni di euro nel periodo 2027-2031 e dovrebbe favorire il ricambio dei veicoli pesanti, con particolare attenzione al GNL e al bio-GNL. Prima di diventare concretamente accessibile, però, deve superare i controlli del Ministero dell’Economia e le verifiche della Commissione europea.

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Le imprese aspettano regole certe

Il decreto attuativo elaborato dal Ministero delle Infrastrutture prevede aiuti per l’acquisto di camion di nuova generazione. Tra le soluzioni considerate figurano il gas naturale liquefatto, il bio-GNL, l’idrogeno e la propulsione elettrica, tecnologie che per un singolo veicolo possono richiedere un esborso di centinaia di migliaia di euro.

In assenza di indicazioni definitive, soprattutto le piccole e medie imprese faticano a programmare il rinnovo delle flotte. Acquistare ora un mezzo a GNL o elettrico senza la certezza del contributo pubblico espone infatti gli operatori a un rischio finanziario che molte aziende non sono in grado di sostenere.


Il nodo dei controlli finanziari

Il Ministero dell’Economia sta esaminando la solidità delle coperture e il meccanismo previsto per distribuire gli incentivi e procedere alle eventuali compensazioni. L’obiettivo è ridurre il rischio di future contestazioni sul piano contabile, ma questi passaggi hanno rallentato l’entrata in vigore della misura.

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Parallelamente, Bruxelles deve valutare se gli aiuti siano compatibili con la disciplina europea sulla concorrenza. Il controllo serve a escludere effetti distorsivi sul mercato, ma la procedura mantiene il provvedimento in una fase di attesa e impedisce alle imprese di contare su un calendario preciso.


La transizione oltre il diesel rallenta

L’Unione europea chiede una riduzione progressiva delle emissioni nel trasporto commerciale e spinge verso l’abbandono dei motori diesel tradizionali. Nel quadro di questa strategia rientrano le alimentazioni a GNL, l’idrogeno e l’elettrico, mentre sul diesel sono già intervenute modifiche fiscali, tra cui l’aumento dell’accisa previsto nel 2025.

Il risultato è un contrasto tra gli obiettivi ambientali e i tempi necessari per autorizzare gli strumenti economici destinati a raggiungerli. Se Ministero dell’Economia e Commissione europea non troveranno rapidamente un’intesa, il rinnovo delle flotte italiane rischia di slittare ancora, mantenendo più a lungo la dipendenza dai carburanti tradizionali.

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