Tardozzi difende Marquez: «In Qatar non ha mai detto no»
Il dirigente Ducati chiede di ripensare il peso delle Sprint sul campionato e respinge le critiche rivolte al pilota spagnolo per le garanzie richieste in Qatar.
La discussione sul futuro della MotoGP passa anche dalla sicurezza dei suoi protagonisti. Davide Tardozzi, intervenuto durante il fine settimana di Phillip Island, ha messo in relazione l’aumento degli impegni con la crescita dello stress e degli infortuni, ma prima di tutto ha voluto chiarire la posizione di Marc Marquez sul Gran Premio del Qatar.
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Marquez non ha rifiutato il Qatar
Secondo il dirigente Ducati, il pilota spagnolo è stato indicato come responsabile di una posizione che in realtà sarebbe condivisa da diversi colleghi. Tardozzi sostiene che alcuni piloti esprimano opinioni ancora più dure in privato, salvo poi non esporsi quando il confronto avviene davanti agli organizzatori.
«Mi infastidisce il fatto che sia stata buttata la croce addosso a Marc come se fosse lui quello che non vuole andare in Qatar, non è così», ha affermato Tardozzi. A suo giudizio, Marquez avrebbe cercato una soluzione intermedia, chiedendo garanzie operative e un piano capace di gestire eventuali emergenze.
Il punto, ha precisato il team manager, non era ottenere l’annullamento della trasferta. La richiesta consisteva nel verificare che fossero presenti tutte le condizioni per correre senza mettere a rischio i piloti: con adeguate assicurazioni sul piano della sicurezza, anche Marquez sarebbe stato disposto a partecipare.
Troppe Sprint, cresce il rischio
L’altro tema centrale riguarda il formato della stagione. La caduta di Jorge Martin nella Sprint australiana ha riportato l’attenzione sulle conseguenze che un infortunio può avere in un campionato composto da 44 appuntamenti, soprattutto quando il calendario concentra tre gare in rapida successione.
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Tardozzi ha riconosciuto il valore dello spettacolo offerto al pubblico, ma ha invitato a non trascurare il carico imposto ai piloti tra qualifiche, Sprint, gare, attività promozionali e impegni con gli spettatori. «Indipendentemente da chi può vincere o perdere, va salvaguardata l’incolumità dei piloti», ha detto a margine delle gare di Phillip Island.
Il numero di 22 Sprint viene quindi considerato dal dirigente un limite vicino alla soglia critica. La sua valutazione nasce anche dalla convinzione che, negli ultimi tre anni, siano aumentati sia gli incidenti sia le assenze sulla griglia, mentre la pressione fisica e mentale sui concorrenti è diventata più difficile da gestire.
La decisione spetta alle squadre
Per questo motivo, al termine della stagione Tardozzi ritiene necessario aprire una verifica complessiva sul calendario. L’obiettivo non sarebbe ridurre necessariamente lo spettacolo, bensì trovare un equilibrio più sostenibile tra le esigenze televisive, la presenza del pubblico e la tutela dei piloti.
Sul dossier Qatar, infine, il team manager ha ricordato che il rapporto contrattuale con gli organizzatori è in capo alle squadre. Le opinioni dei piloti devono essere ascoltate, ma le decisioni formali spettano ai team, che sono i soggetti direttamente legati all’organizzazione dell’evento.
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