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Motori 3 min di lettura1 ora fa

Suzuki sfida il carbonio: il lino che resiste agli urti

Bcomp ha sviluppato un composito di origine vegetale già impiegato nelle gare da Suzuki: pesa poco, limita le emissioni produttive e può offrire vantaggi anche dopo una caduta.

Una carena danneggiata, ma ancora al suo posto e senza trasformarsi in una pioggia di frammenti taglienti: è il comportamento mostrato dalla fibra di lino utilizzata sulla Suzuki GSX-R1000R del Team CN Challenge durante una caduta. Il materiale sviluppato da Bcomp non vuole cancellare il carbonio, bensì affiancarlo in quelle parti della moto dove servono leggerezza, rigidità e una maggiore attenzione all’impatto ambientale.

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Dopo l’urto il lino sorprende

Il risultato più interessante è emerso nell’edizione 2025 della 8 Ore di Suzuka. Una porzione della carenatura si è rovinata, ma ha mantenuto in gran parte la propria conformazione e non si è staccata dalla moto, una risposta diversa da quella tipica del carbonio sottoposto a colpi molto violenti.

Il composito, quindi, potrebbe offrire un ulteriore vantaggio nelle competizioni: oltre a contenere il peso, tende a non frantumarsi nello stesso modo delle fibre di carbonio. La sua resistenza massima resta comunque più bassa, motivo per cui l’impiego viene indirizzato verso carene, parafanghi, fiancate, codoni e altri elementi non portanti.


Come nasce il composito vegetale

La proposta di Bcomp si basa su ampliTex, un tessuto tecnico ottenuto dal lino. Il materiale viene collocato negli stampi, impregnato con resina e poi sottoposto a indurimento, secondo una lavorazione simile a quella adottata per i componenti in carbonio. A cambiare è soprattutto l’origine della fibra, ricavata da una coltivazione agricola invece che da processi industriali ad alta temperatura.

Per aumentare la rigidità dei pannelli viene utilizzata anche powerRibs, una trama tridimensionale ispirata alle nervature delle foglie. L’abbinamento tra le due tecnologie consente, secondo Bcomp, di ottenere parti con massa e rigidezza vicine a quelle del carbonio, pur senza raggiungerne il massimo livello di resistenza meccanica.


La prova in pista di Suzuki

La sperimentazione non è rimasta confinata ai laboratori. In collaborazione con l’azienda giapponese Tras, Suzuki ha montato componenti in fibra di lino sulla GSX-R1000R del Team CN Challenge già dal 2024, portando la soluzione nelle gare di durata.

Nel 2026 il ricorso al materiale è stato esteso: oltre alle carene, sono comparsi parafanghi anteriori e posteriori, fiancate, codone e altri dettagli della carrozzeria. Per ora la pista rappresenta soprattutto un ambiente di verifica, utile per osservare il comportamento del composito in condizioni estreme prima di valutare un possibile passaggio ai modelli destinati al mercato.

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Emissioni ridotte, ma restano ostacoli

Bcomp indica una diminuzione delle emissioni di anidride carbonica fino all’85% rispetto a un componente equivalente in carbonio. Il dato riguarda la fase produttiva completa, dall’acquisto delle materie prime fino alla realizzazione del pezzo, e non l’intero ciclo di vita del veicolo.

L’arrivo sulle moto di serie dovrà però fare i conti con il prezzo, la capacità di fabbricare grandi quantità di componenti e il divario prestazionale rispetto al carbonio. La fibra vegetale appare quindi più adatta a elementi della carrozzeria che non devono sostenere carichi strutturali elevati.


Un’idea nata molto prima

L’interesse per i materiali di origine vegetale non è una novità assoluta. Nel 1941 Henry Ford presentò la Soybean Car, un prototipo con telaio in acciaio e 14 pannelli della carrozzeria realizzati con una plastica in parte vegetale, composta da fibre di canapa, soia, lino e grano. La formula precisa non è mai stata resa nota.

Quella vettura pesava circa 450 kg meno di un’auto comparabile con carrozzeria in acciaio e, durante le prove d’urto, aveva mostrato risultati giudicati molto positivi. Il progetto fu abbandonato dopo l’ingresso degli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale, anche per le pressioni dell’industria petrolchimica e per le restrizioni che colpirono la coltivazione della canapa.


Dalle auto da gara ai futuri modelli

Negli anni successivi, le plastiche derivate dal petrolio conquistarono il mercato grazie ai costi inferiori e alla produzione più semplice su larga scala. Oggi, però, i compositi naturali stanno tornando sotto i riflettori, spinti dalla ricerca di soluzioni meno impattanti.

Oltre a Suzuki, anche BMW ha collaborato con Bcomp per studiare la fibra di lino sulla M4 GT4 e sulla monoposto di Formula E iFE.20. L’azienda ha inoltre valutato un possibile utilizzo del materiale per i tetti delle automobili di serie: il carbonio resta centrale, ma potrebbe non essere più l’unica strada per costruire componenti leggeri e rigidi.

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