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Motori 2 min di lettura12 ore fa

Sunderland, il deserto spegne il record: Triumph costretta al ritiro

Un guasto alla Triumph Tiger 1200 Rally Explorer interrompe in Australia la corsa di Sam Sunderland al primato mondiale in moto.

La corsa di Sam Sunderland intorno al pianeta si chiude nel deserto australiano, quando il record sembrava ancora alla portata. Un impatto ha danneggiato la Triumph Tiger 1200 Rally Explorer e le riparazioni, insieme ai test necessari per tornare in sicurezza, hanno fatto perdere troppo tempo.


Il guasto cambia il destino della sfida

Il pilota britannico, due volte vincitore della Dakar, ha dovuto interrompere il progetto dopo migliaia di chilometri e il passaggio attraverso tre continenti. La moto, un esemplare di pre-serie legato alla futura gamma 2027, si è fermata durante la traversata dell’Australia, tra Perth e Sydney.

Sunderland ha cercato di rimettersi in marcia, mantenendo lo spirito combattivo che lo ha accompagnato nelle competizioni più dure. Tuttavia, il tempo richiesto dall’intervento tecnico ha reso impossibile restare entro la media necessaria per puntare al primato. «Il mio tentativo di battere il record attorno al Mondo è giunto al termine», ha scritto Sunderland nel comunicare la decisione.


Il primato resta oltre i 19 giorni

L’obiettivo era completare un percorso di oltre 29.000 chilometri in meno di 19 giorni, 8 ore e 25 minuti: il riferimento stabilito nel 2002 da Kevin e Julia Sanders. Per affrontare la prova, la Triumph era stata preparata e accessoriata appositamente per una traversata globale senza soste prolungate.

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Dopo la partenza da Londra, Sunderland aveva raggiunto Istanbul in due giorni e poi attraversato il Sud-est asiatico, da Bangkok a Kuala Lumpur. L’Australia rappresentava la terza fase del viaggio; il piano prevedeva quindi il trasferimento in Nuova Zelanda, ma il guasto ha impedito di proseguire verso la tappa successiva.


La delusione dopo mesi di viaggio

Nel suo messaggio, il pilota ha spiegato che la decisione non è stata presa con leggerezza e che squadra e tecnici hanno fatto il possibile per salvare l’impresa. La necessità di riparare e verificare con attenzione la moto, però, ha escluso ogni possibilità concreta di mantenere il ritmo da record.

Sunderland ha ringraziato il gruppo di lavoro, i partner e le persone che hanno seguito il viaggio, sottolineando al tempo stesso l’orgoglio per i luoghi raggiunti e per l’esperienza vissuta. «Non è stato il finale che stavamo cercando, ma a volte è parte dell’avventura», ha concluso prima di annunciare il rientro a casa.

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