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Motori 3 min di lettura38 min fa

Subaru cambia pelle: il boxer verso l’addio entro il 2027

Dopo oltre 16 milioni di unità vendute, il celebre motore a cilindri contrapposti lascia spazio all’elettrificazione, almeno sul mercato europeo.

Il motore boxer ha rappresentato per decenni il cuore tecnico e identitario di Subaru, legandosi alle vittorie nei rally e alle berline sportive più amate. Ora quella storia si avvia verso una svolta: gli ultimi propulsori a combustione interna destinati alla gamma europea dovrebbero uscire di produzione nel corso del 2027.

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Il boxer perde il suo posto

La scelta segna un passaggio delicato per un marchio che ha costruito la propria reputazione sulla combinazione tra motore a cilindri contrapposti e trazione integrale. Questa architettura, più bassa e compatta rispetto a un propulsore tradizionale in linea, contribuisce a contenere il peso e ad abbassare il baricentro dell’automobile.

Il risultato è una vettura più equilibrata e stabile, qualità che hanno contribuito ai successi ottenuti dall’Impreza sui fondi sterrati del campionato mondiale rally. Secondo le informazioni disponibili, Subaru intende però orientare sempre più la propria identità verso la propulsione elettrica, abbandonando progressivamente la soluzione che l’ha resa riconoscibile in tutto il mondo.


La svolta parte dall’Europa

Il cambiamento è collegato anche alle norme sulle emissioni vigenti nel mercato europeo, dove la tecnologia elettrica dovrebbe diventare il perno della futura offerta. La decisione arriva in una fase in cui la diffusione delle automobili a batteria procede con difficoltà in diversi Paesi del continente, aggiungendo elementi di incertezza alla strategia del costruttore giapponese.

In Giappone e in Nord America, invece, Subaru dovrebbe continuare a lavorare sull’architettura termica, destinandola a sistemi ibridi completi. Il quadro lascia quindi intravedere percorsi differenti a seconda delle aree commerciali, mentre in Europa il motore a combustione sembra destinato a scomparire dalla gamma entro il 2027.

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Sessant’anni di storia tecnica

L’avventura cominciò il 14 maggio 1966 con la Subaru 1000, equipaggiata con un quattro cilindri boxer raffreddato ad acqua. Da quel momento la Casa ha prodotto oltre 16 milioni di motori con questa configurazione, trasformandola in uno dei suoi principali tratti distintivi.

Un capitolo importante si era già chiuso con la WRX STi EJ20 Final Edition, serie limitata che aveva accompagnato il congedo dall’EJ20, il due litri introdotto nel 1989. La notorietà internazionale era arrivata soprattutto negli anni Novanta, quando Colin McRae e Subaru conquistarono titoli piloti e costruttori nel campionato mondiale rally, rafforzando il legame tra il marchio, l’Impreza e le successive versioni WRX, comprese le STi.


Dalle strade dei rally al futuro elettrico

Le versioni WRX sono diventate un modello autonomo nel 2014, anche se da tempo non vengono più importate in Italia. Il loro successo ha comunque contribuito a fissare nell’immaginario degli appassionati l’immagine di Subaru come costruttore di auto sportive a trazione integrale e motore boxer.

La scelta del marchio giapponese appare ancora più significativa se confrontata con quella di Porsche. La Casa tedesca continua infatti a collegare il boxer soprattutto alle proprie vetture sportive e, con la Mission S, avrebbe valutato lo sviluppo di un otto cilindri con la stessa architettura. Per Subaru, dopo decenni di impiego su una parte molto ampia della gamma, il futuro europeo sembra invece indirizzato verso una rottura definitiva con questa tradizione.

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