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Motori 2 min di lettura5 ore fa

Stop e smartphone: perché una madre ha perso la patente

La sosta davanti al segnale non mette al riparo dalle sanzioni: il caso nel Reggiano riapre il confronto sulle regole e sulle difficoltà della famiglia coinvolta.

Fermarsi a uno Stop non significa poter usare liberamente il telefono. Lo dimostra la vicenda di una madre di tre figli, fermata nella provincia di Reggio Emilia mentre teneva lo smartphone in mano e alla quale è stata sospesa la patente. L’episodio ha riportato l’attenzione su una regola spesso sottovalutata dagli automobilisti: il divieto resta valido anche quando il veicolo è momentaneamente fermo nel traffico.


Una famiglia alle prese con l’emergenza

La donna vive a Marola, frazione di Carpineti nell’Appennino Reggiano, a circa 30 chilometri da Reggio Emilia. Secondo quanto ricostruito, stava leggendo un messaggio del marito per comunicargli l’orario previsto del rientro quando è stata sorpresa dagli agenti.

La sanzione ha avuto conseguenze pesanti sull’organizzazione familiare. Una delle figlie, di tre anni, è affetta dalla sindrome di Down e deve raggiungere con continuità Reggio Emilia per sottoporsi a sedute di logopedia e riabilitazione. La zona, spiegano i genitori, dispone di pochi collegamenti pubblici: senza l’automobile della madre, il padre ha dovuto assentarsi dal lavoro prendendo giorni di ferie per occuparsi dei tre bambini.


Cosa prevede la norma

L’intervento degli agenti si basa sull’articolo 173 del Codice della Strada. La disposizione vieta di impiegare telefoni cellulari e apparecchi analoghi quando il loro utilizzo comporta anche solo per un momento il distacco delle mani dal volante durante la marcia.

Ai fini della regola, una pausa al semaforo rosso o davanti a uno Stop non equivale a una sosta definitiva. Il conducente resta infatti inserito nella circolazione e deve continuare a prestare attenzione a ciò che accade sulla strada. Per questo, la disciplina considera sanzionabile anche chi controlla lo smartphone mentre attende di ripartire.

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Multa e sospensione della patente

Dopo le modifiche più recenti, la prima violazione può comportare una multa compresa tra 250 e 1.000 euro, la perdita di 5 punti e la sospensione della patente da 15 giorni a due mesi. Se il conducente ha meno di 20 punti residui, può aggiungersi anche la cosiddetta sospensione breve.

In caso di una nuova violazione commessa nell’arco di due anni, l’importo può arrivare a 1.400 euro. La decurtazione sale a 10 punti, mentre il periodo di sospensione del documento di guida può variare da uno a tre mesi.


Il nodo della sosta nel traffico

La vicenda del Reggiano mette in evidenza il contrasto tra la percezione diffusa di molti automobilisti e l’interpretazione della normativa. Usare il cellulare con l’auto immobile in coda, davanti a un semaforo o sulla linea di arresto resta vietato perché il mezzo non è ancora fuori dal flusso della circolazione.

Il caso ha quindi riacceso il dibattito sull’applicazione rigida delle sanzioni, soprattutto quando entrano in gioco esigenze familiari particolari. Sul piano giuridico, tuttavia, la situazione di necessità lamentata dai genitori non ha impedito l’applicazione delle conseguenze previste dall’articolo 173.

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