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Motori 2 min di lettura15 ott

Sicilia, camion fermi per 5 giorni: supermercati a rischio caos

Dal 16 al 20 ottobre l’autotrasporto siciliano incrocia le braccia contro il caro gasolio, mentre gli agricoltori denunciano una crisi sempre più profonda

La Sicilia si prepara a cinque giorni di forte pressione sulla distribuzione delle merci. Dal 16 al 20 ottobre, la protesta degli autotrasportatori potrebbe rallentare i rifornimenti, fermare le consegne e mettere in difficoltà soprattutto la filiera agroalimentare, con possibili perdite per i prodotti deperibili.

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Il blocco può colpire tutta la filiera

I camion resteranno nei piazzali delle aziende e non verranno impiegati nemmeno per prelevare i carichi arrivati via nave. Secondo il Comitato trasportatori della Sicilia, al quale hanno aderito altre sigle sindacali, circa l’80% delle imprese del comparto dovrebbe sospendere la movimentazione delle merci per l’intera durata della protesta.

La posizione di Confindustria Catania resta invece articolata: l’organizzazione non ha proclamato l’adesione, ma una parte consistente delle aziende associate dovrebbe comunque fermarsi. In caso di mancato accordo, le organizzazioni dei lavoratori avvertono che un’interruzione dei collegamenti marittimi prolungata fino a un mese avrebbe conseguenze molto pesanti sull’economia dell’isola.


Il diesel alimenta lo scontro

Al centro della mobilitazione c’è l’aumento del prezzo del gasolio. I trasportatori chiedono al ministero delle Infrastrutture, guidato da Matteo Salvini, interventi che consentano di ridurre il costo alla pompa e sostengono di non aver ricevuto risposte dopo un mese e due richieste ufficiali di incontro.

Salvatore Bella, portavoce del Comitato, ha accusato il ministro di mantenere una posizione di chiusura: «È il ministro il principale responsabile del muro contro muro». La crescita della spesa per il carburante, spiegano gli operatori, avrebbe portato un mezzo pesante che percorre circa 100.000 chilometri all’anno a spendere 8.000 euro in più in otto mesi; su dodici mesi, l’aggravio arriverebbe tra 15.000 e 18.000 euro per veicolo.

Il gasolio rappresenterebbe ormai oltre il 35-40% dei costi complessivi dell’attività, cancellando i margini delle imprese. Nel testo della protesta l’aumento viene collegato anche agli effetti della guerra USA-Iran, indicata come una delle cause della pressione sui prezzi energetici.

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Anche le campagne chiedono aiuti

La mobilitazione degli autotrasportatori si affianca a quella degli agricoltori, che da giorni organizzano presìdi con i trattori in varie aree della Sicilia. A Palermo, Francesco Ferreri, presidente regionale di Coldiretti, ha accompagnato davanti alla sede dell’Assemblea regionale siciliana 3.500 piccoli produttori.

Gli agricoltori lamentano rincari del carburante, difficoltà nella pesca, problemi per la semina del grano e ricavi insufficienti per olio e vino. Le risorse già ottenute ammontano a 15 milioni di euro, di cui 5 milioni destinati alla pesca attraverso il decreto interassessoriale, ma per la categoria lo stanziamento non è sufficiente.

Ferreri ha riferito che il grano viene pagato meno di 20 centesimi al chilo, una cifra che non coprirebbe neppure i costi di produzione. La crisi, secondo Coldiretti, ha già fatto perdere 10 mila ettari di seminativi e rischia di aggravare abbandono dei terreni, incendi e speculazioni.

La richiesta rivolta all’Assemblea regionale siciliana riguarda soprattutto finanziamenti concreti e misure capaci di sostenere il reddito degli agricoltori. La protesta coinvolge così trasporti, pesca, cerealicoltura, olivicoltura e viticoltura: comparti che chiedono coperture di bilancio per continuare a produrre e lavorare.

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