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Motori 3 min di lettura1 ora fa

Red Bull, il motore cambia passo: il vero salto può arrivare nel 2026

La power unit ha migliorato la resa senza modifiche fisiche: calibrazione, gestione dell’energia e integrazione con la vettura stanno liberando un potenziale ancora inespresso

Il ritorno al successo di Max Verstappen ha riportato l’attenzione sulla crescita complessiva della Red Bull. Accanto ai progressi del telaio, però, c’è un elemento meno visibile che ha avuto un ruolo importante: la power unit Red Bull-Ford, rimasta priva di aggiornamenti durante la stagione, è diventata più efficace grazie al lavoro svolto sulla sua gestione.

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La potenza ora è più controllabile

All’inizio del campionato il propulsore di Milton Keynes disponeva di prestazioni elevate, ma non riusciva a esprimerle con regolarità. La fase di sviluppo era stata spinta fino all’ultimo, lasciando meno tempo per verifiche di affidabilità e messa a punto. Il risultato era un’unità capace di grandi prestazioni, ma difficile da sfruttare in modo costante.

Ben Hodgkinson, direttore tecnico di Red Bull Powertrains, ha descritto così quella situazione: «Il processo di combustione poteva essere definito una diva e dovevamo rendere più semplice tirarne fuori il massimo». La squadra ha quindi lavorato per ottenere una risposta più uniforme, indipendentemente dal circuito, dalla temperatura e dalle condizioni di utilizzo.

La difficoltà non riguardava soltanto la potenza assoluta. L’obiettivo era fare in modo che il motore garantisse un rendimento simile a ogni giro, evitando variazioni legate alla calibrazione. Nel corso dell’anno, gli interventi sui parametri di funzionamento hanno ridotto i comportamenti imprevedibili del propulsore, avvicinandolo al livello teorico che già possedeva.


Il motore è cresciuto senza nuovi componenti

La Red Bull ha seguito una strada simile a quella utilizzata per l’assetto della monoposto. Anche una power unit, infatti, deve essere adattata allo scenario in cui opera: temperatura dell’aria, densità, pressione del sistema di sovralimentazione e condizioni della pista possono modificare il comportamento della combustione.

I tecnici hanno lavorato sul momento dell’iniezione, sulla quantità di carburante e sull’istante in cui la candela accende la miscela. Insieme a Exxon Mobil, fornitore del carburante, hanno inoltre cercato il modo più efficace per far dialogare la parte termica con quella elettrica, così da utilizzare l’energia disponibile nella fase più favorevole.

Queste operazioni non hanno aumentato il picco massimo del motore, perché non sono stati introdotti aggiornamenti fisici durante la stagione. Hanno però permesso di sfruttare più spesso le prestazioni già disponibili, migliorando la continuità da un giro all’altro e rendendo meno penalizzanti le condizioni che in precedenza mettevano in difficoltà l’unità.

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Nel 2026 resta un margine ampio

Secondo Hodgkinson, il lavoro di calibrazione può produrre ulteriori benefici già entro la fine della stagione. La divisione Red Bull Powertrains ha inoltre accumulato esperienza sul processo di combustione, conoscenze che saranno trasferite ai progetti successivi a partire dal 2026.

Pierre Waché ha indicato un potenziale ancora lontano dall’essere completamente sfruttato, collocando la power unit tra il 4 e il 5 su una scala da 1 a 10. «La capacità e il potenziale per ottenere prestazioni migliori sono maggiori», ha spiegato parlando del vantaggio di sviluppare il propulsore internamente.

La prospettiva non riguarda soltanto il motore in senso stretto. Red Bull può intervenire sul modo in cui la power unit viene installata nella vettura, compresi raffreddamento e componenti ausiliari, cercando un equilibrio più efficace tra rendimento meccanico e libertà progettuali per l’aerodinamica.


L’integrazione può fare la differenza

Un ulteriore settore decisivo è quello delle simulazioni. Le moderne power unit richiedono modelli capaci di collegare il comportamento del motore alle caratteristiche del telaio e dell’aerodinamica, soprattutto per prevedere e ottimizzare la gestione dell’energia.

Red Bull, avendo riunito sotto lo stesso controllo motore e vettura, può sviluppare questi strumenti senza dipendere da un costruttore esterno. La maggiore conoscenza reciproca tra i reparti dovrebbe aiutare a definire meglio il raffreddamento, l’installazione e le strategie elettriche.

Il propulsore che a inizio anno appariva difficile da domare ha quindi già compiuto un passaggio importante: non è diventato più potente grazie a nuovi pezzi, ma più sfruttabile. Il margine dichiarato dai tecnici lascia intendere che la crescita della Red Bull potrebbe proseguire anche attraverso l’integrazione sempre più stretta tra power unit e monoposto.

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