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Motori 2 min di lettura2 ore fa

Qatar, i piloti si spaccano: il voto che mette in dubbio il GP

A Phillip Island quasi sette partecipanti su dieci hanno espresso contrarietà alla trasferta di Lusail, mentre la MotoGP continua a monitorare sicurezza e collegamenti aerei.

Il Gran Premio del Qatar è ancora in calendario, ma la sua disputa è tutt’altro che scontata. A Phillip Island, prima dell’avvio del fine settimana di gara, circa due terzi dei piloti presenti a una riunione riservata si sono detti contrari alla trasferta di Lusail, preoccupati dall’instabilità del Medio Oriente e dai possibili rischi per la sicurezza.

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La preoccupazione va oltre la pista

Il quadro regionale è diventato più delicato dopo la prosecuzione dei combattimenti e gli attacchi compiuti dagli Houthi, milizia yemenita vicina all’Iran, contro alcuni aeroporti dell’area. Un’eventuale chiusura dello spazio aereo avrebbe conseguenze anche sull’organizzazione del campionato, rendendo più complicati gli spostamenti di piloti, squadre e materiali verso gli ultimi appuntamenti in Portogallo e Spagna.

La gara, originariamente fissata ad aprile, è stata già spostata al fine settimana dell’8 novembre. La MotoGP sostiene di seguire costantemente l’evoluzione della situazione e ribadisce che l’incolumità di tutte le persone coinvolte viene prima di ogni altro aspetto. Una fonte ha riferito a Reuters che, al momento, il Gran Premio resta previsto, ma la decisione finale dipenderà dagli sviluppi internazionali.


Bagnaia spinge per una posizione comune

Il confronto tra i piloti ha riaperto anche il tema della loro rappresentanza collettiva. Francesco Bagnaia ha indicato nella crisi attuale l’occasione per tornare a discutere di un’organizzazione comune: “È il momento giusto per riprendere la discussione su un’unione tra i piloti”.

Alex Marquez ha mostrato maggiore inquietudine, sottolineando quanto rapidamente possa cambiare lo scenario e la difficoltà, per chiunque, di garantire il controllo di una situazione così complessa. Il pilota ha inoltre richiamato il peso economico dell’evento, sostenendo che dietro la volontà di mantenere il programma ci sia anche l’interesse di Dorna a non rinunciare agli introiti.

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Martin si affida alla MotoGP

Jorge Martin, attuale leader del campionato, ha invece manifestato la volontà di correre in Qatar. Lo spagnolo ha difeso il circuito di Lusail e la gestione del campionato: “Voglio andare in Qatar perché il circuito è incredibile. Credo nella MotoGP e in ciò che decidono coloro che lo gestiscono”.

La sua posizione si fonda sulla convinzione che un via libera degli organizzatori implicherebbe condizioni sufficienti per tutelare tutti i partecipanti. Altri piloti, invece, restano prudenti e attendono indicazioni più precise sulla sicurezza e sui collegamenti internazionali.


Il calendario resta sotto pressione

La MotoGP deve inoltre considerare le conseguenze economiche di un annullamento. Come già accade per la Formula 1 con gli appuntamenti in Qatar e ad Abu Dhabi, la cancellazione potrebbe comportare il pagamento di penali; per questo l’organizzazione spera che, se necessario, siano gli stessi promotori a rinunciare all’evento.

Il voto emerso dalla riunione non equivale dunque a una decisione definitiva, ma fotografa una frattura evidente tra una parte consistente della griglia e chi continua a considerare possibile la trasferta. Il futuro del Gran Premio dipenderà dalla situazione nella regione, dalla praticabilità dei voli e dalle garanzie che la MotoGP riuscirà a fornire nelle prossime settimane.

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