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Motori 4 min di lettura1 ora fa

Phillip Island, la Superbike saluta la pista dal 2027

Il circuito australiano ospiterà l’ultimo round mondiale tra carenze strutturali, costi elevati e problemi logistici

Phillip Island uscirà dal calendario mondiale della Superbike dopo l’appuntamento previsto a febbraio 2027. L’assenza della MotoGP e il prossimo addio delle derivate di serie chiudono una lunga storia sportiva sull’isola australiana.

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Strutture vecchie e costi elevati

Lo Stato di Victoria, proprietario dell’impianto, non ha adeguato il circuito alle esigenze attuali di squadre, piloti e organizzatori. Dorna e FIM chiedevano da tempo interventi sui box, considerati pochi e troppo stretti, oltre a un paddock più attrezzato, a una sala stampa adeguata e a nuovi spazi per il pubblico e i parcheggi.

A rendere complessa la permanenza del mondiale contribuisce anche la limitata capacità ricettiva dell’isola. Gli alloggi disponibili non bastano più per ospitare l’intero seguito della MotoGP e i prezzi di case e alberghi sono cresciuti sensibilmente. Victoria, convinta che Phillip Island fosse l’unica soluzione per entrambi i campionati, ha rinviato gli investimenti sulla struttura fino alla candidatura di Adelaide, nello Stato di South Australia, con un nuovo circuito cittadino destinato a ospitare il Gran Premio.


Una pista diversa dalle altre

Il tracciato misura 4.448 metri e si trova in un’area dove la presenza della natura è parte integrante dell’esperienza. Il percorso alterna curve lente, cambi di pendenza e pieghe molto rapide; prevalgono le svolte a sinistra e il rettilineo principale, lungo 900 metri e leggermente in discesa, conduce verso un primo curvone da affrontare ad alta velocità.

L’asfalto e la particolare configurazione mettono a dura prova gli pneumatici. Per chi ama le motociclette e le competizioni, anche un semplice giro in scooter nei pressi del circuito basta a far capire il fascino di quel luogo. La pista è collegata alla terraferma da un ponte costruito nel 1940, ma l’impressione è quella di un ambiente ancora dominato dagli animali e dagli spazi aperti.

Canguri, koala, pinguini, gabbiani, oche di Cape Barren e wombat si muovono liberamente sull’isola. Se un canguro entra sul tracciato, prove o gare vengono fermate fino a quando l’animale non si allontana: la pista appartiene anche alla fauna che vive lì tutto l’anno.


I ricordi dal circuito

Anche il comportamento dei commissari di pista contribuisce al carattere particolare di Phillip Island. In un’occasione, dopo essersi addormentato sotto un albero per il fuso orario di 11 ore e per la brezza marina, un visitatore venne controllato da due commissari. «Abbiamo visto che non ti muovevi e volevamo solo accertarci tu stessi bene», gli dissero prima di accompagnarlo in moto fino ai box.

Non sono mancati episodi più movimentati. Chaz Davies e Jonathan Rea, normalmente composti nelle interviste, arrivarono a discutere animatamente davanti ai giornalisti. Nel 2009, invece, l’autodromo venne chiuso senza che gli addetti si accorgessero della presenza di una persona ancora nella sala stampa: l’uscita avvenne da una finestra, al buio, con l’aiuto telefonico di Lucio Pedercini.


Il paddock e le gare memorabili

Gli spazi riservati alle squadre sono ridotti e devono accogliere sia i team della Superbike e della Supersport sia le formazioni dei campionati australiani. Davanti ai box vengono sistemati container con una porta e una finestra, utilizzati dai piloti per cambiarsi o riposare: una soluzione poco moderna per un mondiale, ma che conserva un’atmosfera più familiare nelle categorie locali.

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Nelle tende dell’ASBK i meccanici lavorano a pochi passi dai piloti, mentre amici e compagne collaborano nel trasporto di ruote e pneumatici verso il box Pirelli. È qui che si potevano incontrare Brian Staring e Antony West. Il primo ha smesso di correre due stagioni fa, a 39 anni e con un figlio piccolo; West, a 45 anni, ha invece continuato a indossare la tuta, mantenendo vivo il ricordo della tradizione motociclistica australiana.

Phillip Island ha ospitato diversi momenti significativi per i campionati delle derivate. Tra questi figurano l’ultima affermazione di Bimota nel 2000 con Anthony Gobert, il primo successo di Carlos Checa con Ducati Althea nel 2010 e la vittoria ottenuta da Nicolò Bulega nel 2024, alla sua prima gara in SBK.

Sempre nel 2010, Leon Haslam batté Michel Fabrizio in un arrivo deciso da appena 4 millisecondi. È uno dei tanti finali ravvicinati che hanno contribuito alla reputazione agonistica del circuito.


Le spiagge e Cowes

L’isola offre anche paesaggi lontani dal paddock. Le spiagge visitate nel corso degli anni sono rimaste impresse per la loro bellezza, mentre all’estremità occidentale si trova la Pinguin Parade, dove in alcune serate i pinguini risalgono dall’oceano per raggiungere la spiaggia o gli scogli.

All’estremità opposta si trova il ponte verso la terraferma, oltre il quale sorge San Remo, località omonima del centro ligure. Il principale paese dell’isola è Cowes, a breve distanza dal circuito, con negozi, farmacie, banche e ristoranti.


Un angolo italiano in Australia

A Cowes si trovano anche due ristoranti italiani conosciuti da piloti e squadre: Isola di Capri e Pino’s. Quest’ultimo è gestito da Rosa Scarlato, calabrese arrivata in Australia nel 1990 con il marito Pino e i loro tre figli.

Rimasta vedova poco dopo il trasferimento, Rosa ha portato avanti da sola la pizzeria e ha cresciuto i figli, che oggi lavorano insieme a lei. Nel locale sono esposte tute e caschi lasciati da piloti di diverse nazionalità e categorie, compresi quelli di Marco Simoncelli e Andrea Antonelli, ricordati con particolare commozione.

Dopo l’ultimo appuntamento della Superbike, previsto nel febbraio 2027, Phillip Island non ospiterà più le gare mondiali che hanno reso celebre il suo tracciato.

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