Musk prepara il colosso da 3.500 miliardi: Tesla e SpaceX verso la fusione
Le due società hanno istituito gruppi di lavoro per valutare l’unione, mentre Musk punta a rafforzare il proprio controllo sul gruppo automobilistico
Elon Musk potrebbe riunire sotto un’unica società due dei suoi principali imperi, creando un gruppo dal valore complessivo stimato in 3.500 miliardi di dollari. L’operazione coinvolgerebbe Tesla e SpaceX, con attività che spaziano dalle automobili elettriche ai satelliti, passando per robot e intelligenza artificiale.
Il progetto non è ancora deciso, ma il percorso preliminare è iniziato: nelle due aziende sono stati costituiti comitati incaricati di esaminare la possibile fusione. Musk ha definito l’idea positiva, pur precisando che l’esito non è scontato e che lui stesso non parteciperà ai lavori, essendo direttamente coinvolto nell’operazione e quindi portatore di un possibile conflitto d’interesse.
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Un accordo che rafforzerebbe Musk
Il punto centrale per il miliardario sarebbe il peso maggiore ottenuto dentro Tesla. Attraverso azioni con diritti di voto multipli, Musk controlla infatti circa l’84% dei voti di SpaceX, mentre nella casa automobilistica la sua quota di potere si ferma al 20%.
Per arrivare alla fusione, tuttavia, servirebbe il sostegno di una parte sufficiente degli azionisti Tesla. La decisione dovrebbe inoltre superare l’esame delle autorità competenti, chiamate a valutare quella che potrebbe diventare la più grande operazione di questo tipo mai realizzata.
L’ipotesi, secondo alcune ricostruzioni, sarebbe quella di completare il percorso durante il secondo mandato di Donald Trump. In questo modo, Musk potrebbe trovare negli Stati Uniti un contesto più favorevole sul fronte della concorrenza, anche se non esistono garanzie sull’approvazione.
I conti di SpaceX spingono il progetto
L’annuncio dei comitati è arrivato insieme a risultati finanziari particolarmente solidi per SpaceX. Nel terzo trimestre i ricavi hanno raggiunto 14,6 miliardi di dollari, con un incremento del 161% rispetto allo stesso periodo precedente.
Anche il risultato netto ha registrato una netta inversione di tendenza: l’utile è salito a 4,4 miliardi, oltre il doppio dei 2 miliardi previsti dagli analisti. Un anno prima, nello stesso intervallo, la società aveva invece chiuso con una perdita di 1,1 miliardi di dollari.
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Tra luglio e settembre sono aumentati anche gli investimenti nell’intelligenza artificiale. Le spese in conto capitale sono passate dai 18,4 miliardi del secondo trimestre a 19,6 miliardi, oltre la previsione di 18 miliardi.
Europa e Cina restano incognite
La fusione dovrebbe affrontare valutazioni complesse anche fuori dagli Stati Uniti. In Europa il dossier potrebbe incontrare ostacoli legati alle dimensioni del gruppo e alla concentrazione di attività strategiche sotto lo stesso controllo.
Una partita delicata si prospetta inoltre in Cina. Le autorità di Pechino guardano con particolare cautela ai numerosi accordi che SpaceX ha sottoscritto con il governo statunitense, elemento che potrebbe pesare sull’eventuale esame dell’operazione.
La Roadster come segnale concreto
A confermare l’interesse di Musk per una maggiore integrazione tra le due realtà è stata anche la presentazione della Roadster, descritta come la prima automobile volante. L’evento si è svolto in una struttura di SpaceX e il veicolo dovrebbe utilizzare propulsori sviluppati dalla società spaziale per effettuare decolli e atterraggi più morbidi.
Se l’unione andasse in porto, il nuovo gruppo riunirebbe circa 155.000 lavoratori e supererebbe i 150 miliardi di dollari di ricavi complessivi. Restano però da sciogliere i nodi legati agli azionisti, ai regolatori e alla reale struttura dell’operazione.
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