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Motori 2 min di lettura46 min fa

Moto in autostrada, la svolta è vicina: cosa resta vietato

La riforma potrebbe consentire alle due ruote di superare le code sulla corsia d’emergenza, ma soltanto a condizioni precise e non prima delle prossime scadenze legislative.

Per ora chi percorre la corsia d’emergenza con l’obiettivo di superare una fila rischia una sanzione compresa tra 430 e 1.731 euro. Alla multa si aggiungono la perdita di 10 punti dalla patente e, nei casi previsti, la sospensione del documento da due a sei mesi.

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Oggi la corsia resta quasi sempre vietata

La disciplina attuale, contenuta nell’articolo 176 del Codice della strada, limita l’uso della corsia d’emergenza alle situazioni stabilite dalla legge. È possibile fermarsi o ripartire quando si verifica un’emergenza, ma non sfruttare quello spazio per aggirare il traffico ordinario.

Esiste un’eccezione legata agli ingorghi: chi deve lasciare l’autostrada può impegnare la corsia soltanto dal segnale di preavviso posizionato 500 metri prima dell’uscita. Al di fuori di questa circostanza, il transito per evitare le auto incolonnate rimane proibito.


La riforma apre alle due ruote

Lo schema di revisione del Codice della strada prospetta una modifica rilevante per motocicli e ciclomotori a due ruote. In caso di coda, congestione o forti rallentamenti, sarebbe consentito utilizzare la corsia d’emergenza anche per procedere oltre il traffico fermo.

La possibilità, però, non trasformerebbe quella corsia in una normale corsia di marcia. Il conducente dovrebbe avanzare lentamente e mantenere una posizione che permetta di liberare rapidamente il passaggio quando arrivano ambulanze, mezzi dei vigili del fuoco o altri veicoli impegnati in un intervento urgente.


Velocità ridotta e spazio ai soccorsi

Nella formulazione attuale non è indicato un limite numerico preciso. Il testo impone comunque un’andatura contenuta, una prescrizione pensata per ridurre i rischi in uno spazio destinato principalmente alle emergenze e spesso occupato da veicoli fermi o in difficoltà.

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Resta centrale anche l’obbligo di agevolare i mezzi di soccorso. Le moto non potrebbero quindi procedere senza considerare ciò che accade alle loro spalle: dovrebbero essere sempre pronte a spostarsi, lasciando libero il corridoio necessario al passaggio.


La corsia virtuale cambia scenario

Il provvedimento introduce inoltre la cosiddetta corsia virtuale, una soluzione diversa dall’uso della corsia d’emergenza. Sulle strade urbane con carreggiate separate e più corsie, quando il traffico è bloccato, i veicoli dovrebbero avvicinarsi ai margini esterni per formare un varco centrale destinato al transito delle due ruote.

Un meccanismo analogo è previsto sulle autostrade e sulle strade extraurbane a carreggiate separate che non dispongono della corsia d’emergenza. In questo caso, tuttavia, lo spazio centrale servirebbe ai veicoli di soccorso impegnati in servizi urgenti, non al normale deflusso delle motociclette.


Le date non sono ancora definitive

Il testo non ha completato il percorso legislativo. Dopo l’approvazione preliminare del Consiglio dei ministri del 13 ottobre 2026, lo schema dovrà passare attraverso l’esame parlamentare e tornare poi all’esecutivo per il via libera conclusivo.

La versione attuale indica il 1° aprile 2027 come data di entrata in vigore formale, mentre l’applicazione delle nuove regole è fissata al 1° gennaio 2028 e dipende anche dall’adozione del regolamento attuativo. In alcune condizioni, l’efficacia potrebbe essere rinviata al 1° aprile 2028. Fino ad allora, per i motociclisti valgono le norme oggi in vigore.

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