7.000Lettori online ora
Motori 3 min di lettura2 ore fa

Motegi mette alla prova i freni: il carbonio fa la differenza

Il tracciato giapponese impone otto frenate severe e conferma l’efficacia dei dischi in carbonio anche quando piove.

Sul tracciato di Motegi il carbonio continua a offrire ai piloti un comportamento più efficace della moto anche in condizioni di bagnato. L’evoluzione del materiale e le coperture applicate ai freni aiutano infatti a conservare la temperatura necessaria, rendendo la risposta della moto simile a quella garantita sull’asciutto.

Rispetto all’acciaio, il carbonio pesa meno e condiziona in misura ridotta il lavoro delle sospensioni. Le ruote riescono così a mantenere un contatto più efficace con l’asfalto, migliorando la precisione di guida e consentendo di trasferire a terra una quantità maggiore di potenza.


Il carbonio resiste anche alla pioggia

La scelta dei dischi in carbonio si è rivelata vantaggiosa anche durante il Gran Premio del Giappone del 2017. La gara fu disputata con precipitazioni e con una temperatura dell’asfalto inferiore a 15 °C, ma Andrea Dovizioso, vincitore dell’appuntamento, utilizzò proprio questa soluzione.

La stessa decisione fu adottata da tutti i primi nove classificati e da 13 dei 15 piloti capaci di conquistare punti. Nel gruppo erano rappresentate almeno una volta tutte le Case motociclistiche. Dal Gran Premio del Giappone 2017, dunque, il carbonio è diventato un’opzione concreta anche nelle gare dichiarate bagnate.


Un circuito severo per gli impianti

Il dato che caratterizza maggiormente Motegi è il livello di stress imposto ai sistemi frenanti. Brembo, al fianco delle squadre della MotoGP per l’undicesima stagione consecutiva, assegna al circuito un indice di difficoltà pari a 6 su una scala da 1 a 6.

Lungo ogni tornata i piloti affrontano otto staccate, per un impegno complessivo di 31 secondi. Cinque sono classificate come difficoltà elevata, due rientrano nel livello intermedio e una sola in quello più contenuto; in ogni caso, nessuna richiede meno di 2,5 secondi di azione sui freni.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


La staccata più impegnativa

Il passaggio più duro per l’impianto è la curva 11. Qui una MotoGP deve ridurre la velocità da 307 km/h a 85 km/h in 4,8 secondi, percorrendo nel frattempo 233 metri.

La leva richiede un carico di 5,9 kg e i piloti affrontano una decelerazione di 1,5 g. In questa fase la pressione del liquido raggiunge 12,7 bar, mentre i dischi in carbonio arrivano a una temperatura di 750 °C.


Motegi tra statistiche e scelte tecniche

Il circuito ha ospitato 25 Gran Premi. Le edizioni disputate dal 2000 al 2003 furono denominate Gran Premio del Pacifico; soltanto in seguito l’appuntamento assunse stabilmente il nome di Gran Premio del Giappone.

Con l’introduzione della Sprint nel 2023, chi ha vinto la gara breve a Motegi si è imposto anche nella prova domenicale. Jorge Martin ha completato la doppietta nel 2023, mentre Francesco Bagnaia ci è riuscito nel 2024 e nel 2025; Ducati era anche la marca della moto guidata da Jack Miller, primo nel 2022. L’ultimo successo di un costruttore diverso risale al 2019, quando Marc Marquez portò alla vittoria Honda con freni Brembo.

In caso di gara dichiarata asciutta, la scelta prevista riguarda dischi in carbonio con diametro di 340 oppure 355 mm. La pista giapponese, però, ha dimostrato che questa tecnologia può rimanere competitiva anche sotto la pioggia, grazie alla capacità di mantenere più costante il rendimento dell’impianto.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere