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Motori 3 min di lettura1 ora fa

Massimo Rivola racconta sette anni di Aprilia Racing

L’amministratore delegato ripercorre il rilancio del team, dal motore del 2020 alla vittoria in Argentina

Aprilia Racing ha raccontato il proprio percorso nella MotoGP attraverso la voce dell’amministratore delegato Massimo Rivola, alla guida del progetto dal 2019. L’intervista è stata registrata nella sede di Noale, dove è stato anche ascoltato il motore della nuova MotoGP 850.

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Il rilancio del reparto corse

Quando Rivola arrivò, secondo il suo racconto, il problema principale non riguardava il valore degli uomini, ma la fiducia nel progetto. Il reparto aveva alle spalle i successi dell’Aprilia nel motociclismo e il confronto vinto con Honda nelle categorie a due tempi, ma attraversava una fase di appannamento dopo l’ingresso nella classe regina.

Il manager spiegò di aver scelto fin dall’inizio un approccio diretto: «Sono qui per vincere: chi ci crede bene, chi non ci crede quella è la porta». La maggior parte della squadra rimase al proprio posto e, con l’arrivo di nuove professionalità, il gruppo iniziò a recuperare convinzione.

Uno dei passaggi tecnici più rilevanti arrivò nel 2020, con l’abbandono del motore a V stretto in favore di un’unità a V di 90 gradi. Il progetto fu completato in sei mesi. Due anni più tardi Piaggio diede il via libera alla trasformazione di Aprilia in squadra ufficiale, una decisione che aumentò il sostegno industriale e le ambizioni sportive.


I risultati della crescita

La prima stagione da squadra ufficiale portò subito il successo di Aleix Espargaró in Argentina. Aprilia arrivò inoltre a contendersi il campionato fino all’ultima gara, pagando anche alcuni errori dovuti alla scarsa esperienza nelle posizioni di vertice durante la parte conclusiva della stagione.

Il podio conquistato a Silverstone nel 2021 aveva già rappresentato un segnale significativo. Rivola ha ricordato l’entusiasmo di Espargaró al rientro nel box e ha collegato quel risultato alla progressiva credibilità guadagnata dalla struttura verso piloti, sponsor e gruppo Piaggio.

L’amministratore delegato ha spiegato che la pandemia ha rallentato di circa un anno e mezzo il percorso immaginato all’inizio. Oggi, però, ritiene che Aprilia sia arrivata al livello previsto, con la possibilità di schierare due piloti competitivi e di prendere decisioni rapidamente, senza passaggi burocratici intermedi.

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Il ruolo di Rivola nel team

Rivola ha chiarito di non avere una formazione tecnica. Per questo lasciò a Romano Albesiano la responsabilità dello sviluppo della moto, concentrandosi invece sull’organizzazione, sulla scelta dei responsabili, sui contratti dei piloti e sui rapporti istituzionali con l’esterno.

Il suo compito comprende anche il confronto costante con l’area tecnica. Pur senza occuparsi direttamente delle prestazioni, ha detto di continuare a chiedere spiegazioni sulle decisioni progettuali e sui risultati ottenuti. Ha inoltre ricordato il proprio interesse per l’aerodinamica, settore nel quale tende a proporre idee anche molto insolite.


Il rapporto con Sterlacchini

L’incontro con Fabiano Sterlacchini risale alla prima gara di Rivola in Qatar, nel 2019. In quell’occasione Aprilia presentò una protesta legata alla soluzione aerodinamica adottata da Ducati: per Rivola fu anche un modo per mostrare che il team non era arrivato in MotoGP soltanto per subire le decisioni altrui.

La vicenda aveva un risvolto particolare, perché proprio Sterlacchini intervenne allora a difesa di Ducati. Rivola ne apprezzò poi il lavoro svolto in KTM come direttore tecnico e iniziò a osservarne più da vicino il metodo, i rapporti con i collaboratori e il modo di affrontare i problemi.

Il manager ha definito il periodo trascorso con Maverick Viñales un’esperienza positiva, nonostante l’assenza del titolo mondiale. L’Aprilia riuscì a riportare alla vittoria un pilota che arrivava da una squadra campione del mondo e, secondo Rivola, quel risultato confermò la crescita compiuta dal costruttore, partito con un distacco di circa 40 secondi dai primi.

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