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Motori 2 min di lettura2 ore fa

Bus di Mestre, sette patteggiamenti sotto i due anni

La giudice ha ratificato gli accordi per i tecnici comunali; resta aperto il confronto sui risarcimenti alle famiglie.

La fase penale per i tecnici del Comune di Venezia coinvolti nel disastro del bus di Mestre si è chiusa con sette patteggiamenti. Tutte le pene concordate sono inferiori ai due anni, mentre le responsabilità civili e i risarcimenti restano ancora da definire.

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Gli accordi per i tecnici comunali

La Gip Benedetta Vitolo ha approvato le intese raggiunte tra la Procura di Venezia e gli avvocati degli imputati. Simone Agrondi, direttore dei Lavori pubblici, ha concordato un anno e dieci mesi.

Roberto Di Bussolo, Alberto Cesaro, Franco Fiorin e Guido Andriolo Stagno hanno ricevuto un anno e nove mesi ciascuno. Diego Costantini e Fabio Pascon hanno invece patteggiato un anno e otto mesi. Per Agrondi, Di Bussolo e Cesaro la pena è stata trasformata in lavori di pubblica utilità; per gli altri quattro è scattata la sospensione.

I pubblici ministeri Laura Cameli e Giorgio Gava hanno ritenuto che dagli atti emergessero responsabilità, ma non una condotta caratterizzata da negligenza consapevole. Secondo la Procura, non è stata quindi ravvisata la colpa cosciente, cioè la previsione del possibile disastro da parte degli imputati.


Il risarcimento resta da stabilire

La chiusura del procedimento penale non mette fine alle richieste delle famiglie. Allianz, compagnia assicuratrice di La Linea, ha già corrisposto più di 20 milioni di euro alle persone coinvolte e ai parenti delle vittime.

La società assicuratrice intende però agire contro il Comune di Venezia in sede civile, sostenendo che possa essere riconosciuta una responsabilità condivisa. L’avvocata Silvia Trevisan, che rappresenta una coppia tedesca la cui figlia di un anno e mezzo è morta nell’incidente, ha spiegato che quanto ricevuto finora copre solo una parte del danno.

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I legali dei tecnici hanno accolto positivamente l’esito degli accordi, considerandolo coerente con gli elementi raccolti e con le tesi difensive. Per le famiglie, invece, il nodo della responsabilità non si esaurisce con la definizione delle posizioni penali.


La dinamica dello schianto

Il 3 ottobre 2023 un autobus elettrico di La Linea, diretto da Venezia verso un campeggio di Marghera, sfondò il parapetto del cavalcavia Vampa e precipitò. A bordo vi erano turisti stranieri: morirono 22 persone, compreso il conducente Alberto Rizzotto, 40 anni, mentre altre 14 rimasero ferite.

Gli accertamenti hanno indicato nella rottura improvvisa di un perno dello sterzo la causa principale della perdita di controllo. Le analisi sui materiali non avrebbero rilevato difetti di fabbricazione. Dopo il cedimento, il mezzo percorse per quasi cinquanta metri il bordo della barriera, raggiunse un’apertura larga circa 2,40 metri e cadde nel vuoto.

Proprio quel varco, presente da decenni nel guardrail, è diventato uno degli elementi contestati ai funzionari comunali. La Procura ha comunque ricordato che il Comune aveva già predisposto un progetto per rifare il cavalcavia: annunciato nel 2019, era stato rallentato dalla pandemia e dallo spostamento delle risorse, con i lavori partiti soltanto poche settimane prima della tragedia.

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