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Motori 4 min di lettura1 ora fa

Maserati, il piano cinese prende forma: cosa cambia per l’Italia

JAC ammette i contatti con Stellantis e Huawei, ma restano da decidere modelli, tecnologie, produzione e ruolo degli impianti italiani.

Il futuro di Maserati resta ancora da definire, ma il prossimo passaggio ufficiale potrebbe chiarire la direzione scelta da Stellantis. Santo Ficili ha spiegato che il nuovo piano industriale del marchio è in preparazione e che la presentazione complessiva è attesa per dicembre.

La questione centrale riguarda l’equilibrio tra competenze cinesi, lavorazioni italiane e identità del Tridente. Il confronto con JAC Motors e Huawei non si è infatti trasformato in un accordo definitivo, ma introduce uno scenario concreto per la prossima generazione di vetture.


Il rilancio passa da due modelli

Le indiscrezioni indicano due prodotti destinati alla fascia più alta della gamma. Il primo sarebbe una SUV di grandi dimensioni, chiamata a raccogliere il testimone della Levante; il secondo una GT elettrica di dimensioni importanti, coerente con la tradizione delle granturismo Maserati.

L’obiettivo sarebbe rafforzare la presenza del marchio nel segmento E, oggi non adeguatamente coperto. La gamma attuale comprende Grecale, GranTurismo e GranCabrio, ma secondo le ricostruzioni circolate nelle ultime settimane servirebbero nuovi modelli per ampliare l’offerta e sostenere il posizionamento premium.

Per queste vetture si valuterebbe il ricorso a piattaforme elettriche e sistemi digitali sviluppati anche con il contributo cinese. Non è però esclusa la possibilità di prendere in considerazione soluzioni diverse dalla batteria pura, tra cui la tecnologia ad autonomia estesa. Su questo punto non esistono ancora decisioni ufficiali.


Un’alleanza ancora senza firma

Il possibile schema di collaborazione metterebbe insieme competenze differenti. Maserati conserverebbe il controllo su stile, carattere dinamico e riconoscibilità delle vetture; JAC potrebbe contribuire con strutture produttive e capacità ingegneristiche; Huawei porterebbe esperienza nei software, nell’elettronica, nella connettività e nei dispositivi di assistenza alla guida.

La prospettiva, quindi, non sarebbe quella di applicare semplicemente il marchio Maserati su una base già pronta. L’ipotesi descrive piuttosto un’integrazione tra progettazione, tecnologia e industrializzazione, pensata per ridurre i tempi e contenere le risorse necessarie allo sviluppo.

JAC e Huawei hanno già lavorato insieme nel comparto automobilistico di lusso attraverso il progetto che ha dato origine a Maextro. Questo precedente rende plausibile un’intesa più ampia, senza però dimostrare che lo stesso modello operativo sia già stato deciso per Maserati.


La conferma arrivata dalla Cina

Il quadro è diventato più concreto dopo un documento pubblicato da JAC attraverso i canali della Borsa di Shanghai. La società ha riconosciuto l’esistenza di interlocuzioni con Stellantis e Huawei per valutare una cooperazione, ma ha precisato che termini e perimetro dell’operazione non sono ancora stabiliti.

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Nello stesso documento, JAC ha chiarito che non è stato firmato alcun accordo vincolante. Anche gli sviluppi successivi restano incerti: la conferma riguarda dunque i colloqui, non la conclusione di una partnership né l’approvazione dei futuri modelli.

A giugno Antonio Filosa, amministratore delegato di Stellantis, aveva già parlato della ricerca di due partner capaci di offrire tecnologie e competenze a Maserati, senza rivelarne i nomi. La comunicazione di JAC aggiunge ora un elemento preciso a quelle dichiarazioni, ma non scioglie i principali nodi industriali.


Produzione tra Cina e Italia

Uno dei dossier più sensibili riguarda l’assemblaggio. Tra le possibilità esaminate ci sarebbe il sistema SKD, cioè la realizzazione di una parte consistente del veicolo in Cina e il successivo trasferimento in Italia per le operazioni finali, la messa a punto e il completamento.

Tra gli stabilimenti italiani citati nelle ricostruzioni compare Cassino. Al momento, tuttavia, non è stabilito né quale impianto verrebbe coinvolto né quale quota della produzione sarebbe destinata ai diversi mercati.

Una simile organizzazione consentirebbe di combinare la capacità industriale cinese con l’esperienza italiana nella definizione del prodotto e nelle fasi conclusive della fabbricazione. Restano però da chiarire la configurazione definitiva della filiera e il luogo di costruzione delle vetture destinate all’Europa e alle altre aree commerciali.


Tecnologia e costi da bilanciare

L’utilizzo di soluzioni sviluppate in Cina potrebbe abbreviare i tempi e limitare gli investimenti necessari per rinnovare la gamma. D’altra parte, sistemi elettronici evoluti e dispositivi ADAS comportano costi significativi, soprattutto quando devono essere integrati in modelli di lusso.

Le ricostruzioni pubblicate finora ipotizzano anche dotazioni differenti a seconda della destinazione. Le Maserati per il mercato cinese potrebbero ricevere funzioni più avanzate, mentre in Europa e in altri Paesi le configurazioni potrebbero cambiare per ragioni di costo o per adeguarsi alle normative locali.

La sfida sarà preservare il carattere del marchio anche nel caso in cui una parte rilevante dell’architettura tecnologica e produttiva arrivi dalla Cina. La conferma di JAC rende quindi ufficiale l’esistenza del confronto, ma la trasformazione di quel dialogo in automobili concrete dipenderà dalle decisioni che Stellantis presenterà a dicembre.

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