Marquez spiazza Ducati: ritiro al 70% e un futuro già segnato
Il campione spagnolo riflette sul dopo-carriera, difende la forza in pista senza ordini e accoglie l’arrivo di Pedro Acosta nella squadra ufficiale
Il futuro di Marc Marquez appare oggi più vicino al ritiro che alla prosecuzione in MotoGP. Il pilota spagnolo, parlando in Australia prima del fine settimana di Phillip Island, ha indicato una possibilità del 70% di lasciare le corse e una del 30% di continuare, pur sottolineando che la decisione dipenderà da come evolveranno i prossimi mesi.
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Marquez vede il ritiro più vicino
La domanda sul 2028 gli era già stata posta in Qatar nel 2025 e, allora, Marquez aveva immaginato di essere ancora impegnato in pista. Questa volta la risposta è stata molto più prudente: «È difficile rispondere. Stavolta è un po’ più difficile. Non lo so. Ma, tanto per darti qualcosa, diciamo 70% ritiro e 30% continuare».
Il campione ha spiegato di voler valutare la situazione momento per momento. Anche la conquista del titolo nella stagione precedente, pur avendolo lasciato inizialmente svuotato, non lo aveva spinto a pensare concretamente all’addio: appena una settimana dopo, infatti, un infortunio gli aveva imposto un percorso diverso. Per Marquez, un problema fisico dal quale è possibile recuperare non può diventare il motivo per smettere.
L’incidente con Marco Bezzecchi in Indonesia nel 2025 ha inoltre modificato i suoi programmi personali. Dopo un eventuale successo avrebbe voluto concedersi una pausa più lunga insieme a Gemma, ma la necessità di recuperare in vista dell’inizio della stagione ha cancellato quel progetto.
La velocità vale più degli ordini
A margine degli appuntamenti australiani, Marquez ha anche commentato il dibattito sugli ordini di squadra all’interno della Ducati. Dopo il risultato ottenuto in Indonesia, dove aveva perso tre punti da Bezzecchi ma aveva raccolto lo stesso bottino di Jorge Martin, il pilota ha ribadito di considerare Ducati una squadra unita.
La sua posizione, però, è netta: «Se hai la velocità non hai bisogno di ordini di squadra, se non ce l’hai ne hai bisogno». Un ragionamento che sposta l’attenzione dalle strategie interne alla prestazione pura, senza negare il ruolo della struttura collettiva.
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Acosta è il futuro Ducati
Nel 2026 Pedro Acosta entrerà nel box ufficiale e il confronto con Marquez è destinato ad alimentare grandi aspettative. Il veterano ha accolto con favore la scelta della casa italiana, indicando nel giovane spagnolo e in Fermín Aldeguer i profili sui quali Ducati può costruire i prossimi anni.
«Io non sono il futuro della Ducati», ha detto Marquez nell’intervista realizzata in Australia. Secondo lui, Acosta dovrà dimostrare subito il proprio valore perché approderà in una squadra capace di vincere, mentre i cambiamenti generazionali non possono essere bloccati: si possono soltanto affrontare, ritardare e trasformare in un’occasione per imparare.
Il paragone scelto riguarda il calcio: Messi rappresenta la qualità e l’esperienza, mentre Lamine Yamal ha più energia e velocità nell’arco dei 90 minuti. Un esempio usato per descrivere il possibile passaggio di consegne anche in Ducati, dove la prossima stagione potrebbe mettere di fronte due generazioni molto diverse.
Un campione più libero
Dopo i primi sei titoli conquistati in MotoGP, la spinta principale di Marquez era dimostrare di essere il più forte. Il campionato vinto nel 2025 aveva invece avuto un significato più personale: verificare di essere tornato davvero ai livelli precedenti.
Ora il pilota sostiene di vivere le gare con maggiore serenità. Anche un settimo posto, risultato che in passato avrebbe considerato inaccettabile, oggi può essere accettato senza trasformarsi in un problema. Il titolo conquistato, a suo giudizio, ha cambiato soprattutto il modo in cui affronterà il futuro ritiro: con la sensazione di essere libero e in pace con se stesso, indipendentemente dal numero di campionati che riuscirà ancora ad aggiungere.
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