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Lino contro carbonio: la svolta che arriva dalla pista

Dalla GSX-R1000R della 8 Ore di Suzuka ai futuri modelli BMW M, i compositi naturali puntano a ridurre l’impatto senza rinunciare alle prestazioni

Alla 8 Ore di Suzuka il Team Suzuki CN Challenge ha portato in gara una GSX-R1000R con parafanghi, alette e carene realizzati in composito di lino, lasciato visibile senza verniciature coprenti. La scelta offre una dimostrazione concreta di come una tecnologia sviluppata per ridurre l’impatto ambientale possa già misurarsi con le esigenze della pista.

Dietro questo sviluppo c’è Bcomp, azienda svizzera che lavora su materiali naturali destinati non soltanto alle moto da competizione, ma anche all’industria automobilistica e, in prospettiva, all’equipaggiamento protettivo per i motociclisti.

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La pista anticipa la produzione

La soluzione nasce dall’unione di due elementi: il tessuto tecnico ampliTex e powerRibs, una struttura tridimensionale che riprende la geometria delle nervature delle foglie. I due materiali possono essere impiegati insieme alle resine già utilizzate nei processi tradizionali, senza dover riprogettare gli stampi esistenti.

Secondo i dati disponibili, questa combinazione consente di ottenere strutture sottili e leggere con una rigidità alla flessione paragonabile a quella dei componenti in carbonio. Il composito di lino presenta inoltre una maggiore capacità di attenuare le vibrazioni, un aspetto utile sia per il comfort sia per la gestione delle sollecitazioni sulle parti della moto.

L’esperienza maturata a Suzuka potrebbe aprire la strada a un impiego più esteso sui modelli destinati alla circolazione stradale. Bcomp è già stata selezionata per fornire componenti destinati ad alcuni futuri modelli sportivi BMW M, segnale di un interesse che supera l’ambito delle competizioni.


Emissioni ridotte fino all’85%

Il vantaggio principale rispetto alla fibra di carbonio riguarda il ciclo produttivo. Per ottenere il carbonio è necessario partire da un precursore sintetico sottoposto a lavorazioni in forni che possono raggiungere i 3.000 °C; il lino, invece, cresce utilizzando l’energia solare e viene coltivato come pianta capace di contribuire alla rigenerazione dei terreni in Belgio e nei Paesi Bassi.

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Questa differenza permette, secondo le stime riportate, di tagliare fino all’85% le emissioni di anidride carbonica associate alla produzione. Anche la fase di smaltimento risulta meno complessa: al termine della sua vita utile, il materiale non deve essere sottoposto alla pirolisi necessaria per separare fibra e resina, ma può essere incenerito per recuperare energia sotto forma di calore.


Più sicurezza quando si rompe

Il lino non raggiunge la fibra di carbonio nella resistenza massima agli sforzi. Per questo, almeno nella fase attuale, viene destinato soprattutto a carene, appendici aerodinamiche, carrozzerie e altri elementi semi-strutturali, dove il carico meccanico è più contenuto.

In caso di caduta, però, il comportamento del composito naturale può offrire un vantaggio importante. Invece di spezzarsi producendo schegge molto taglienti, tende a fratturarsi trattenendo i detriti, con un effetto paragonabile a quello del Kevlar. Una caratteristica che può aumentare la protezione di piloti e meccanici durante gli incidenti.

Quando servono prestazioni superiori, lino e carbonio possono essere utilizzati nello stesso laminato. Questa configurazione ibrida è già stata sperimentata con risultati positivi sui sedili delle monoposto di Formula 1 e sulle vetture della Super Formula, mostrando come i due materiali possano completarsi invece di escludersi.

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