4.000Lettori online ora
Motori 3 min di lettura1 ora fa

La svolta elettrica dopo 50 anni: il viaggio italiano di Suzuki

Nel 2026 Suzuki Italia celebra mezzo secolo di attività diretta, ripercorrendo l’evoluzione tra motociclette, automobili, motori marini e nuove forme di mobilità

La eVitara rappresenta il punto più recente di un percorso iniziato con le motociclette e oggi proiettato verso la mobilità elettrica. Nel 2026 Suzuki Italia raggiunge i 50 anni di attività diretta, mantenendo un’impostazione che unisce due ruote, automobili e motori fuoribordo sotto il segno dell’affidabilità e dell’innovazione concreta.


L’elettrico chiude un primo ciclo

Il primo modello elettrico della Casa è arrivato nel 2025 con la eVitara, affiancata a una gamma automobilistica interamente ibrida. Suzuki considera l’elettrificazione una risposta da modulare sulle necessità degli utenti, senza abbandonare la soluzione ibrida, ritenuta più equilibrata per una parte della mobilità attuale.

L’azienda guarda già oltre la strada. Dal 2022 collabora con SkyDrive, società giapponese impegnata nello sviluppo di veicoli elettrici a decollo e atterraggio verticale. Suzuki considera questo progetto il proprio “quarto business legato alla mobilità”, insieme ad auto, moto e propulsori nautici. Per le future vetture elettriche urbane potrebbe inoltre valorizzare l’esperienza maturata con le piccole automobili giapponesi, settore nel quale occupa da tempo una posizione rilevante.


Dalle prime moto alla filiale italiana

Il rapporto con il mercato nazionale era cominciato già nel 1970, quando SAIAD, acronimo di Suzuki Articles Import And Distribution, aveva avviato l’importazione e la distribuzione delle motociclette giapponesi. Tra i modelli che contribuirono a far conoscere il marchio ci furono la Titan 500, bicilindrica a due tempi, la GT500 e, in seguito, la GT750.

La presenza diretta prese forma il 23 giugno 1976, con la costituzione ufficiale di Suzuki Italia. In quegli stessi anni la società ampliò il raggio d’azione alla nautica, introducendo i motori fuoribordo DT a due tempi. Fin dall’inizio, dunque, la filiale italiana operò su più comparti invece di concentrarsi su un’unica categoria di prodotto.


Samurai, Katana e i successi sportivi

Negli anni Ottanta Suzuki entrò ufficialmente nel settore automobilistico, inizialmente attraverso la rete Autexpò. A favorire la crescita fu soprattutto la Samurai, fuoristrada compatto che contribuì a legare il marchio a robustezza e affidabilità.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Il 1981 fu significativo anche per le motociclette: arrivò la GSX1100 Katana, destinata a diventare una delle icone della Casa, mentre Marco Lucchinelli vinse il titolo mondiale della classe 500 con la RG500 del Team Gallina. Nel 1982 il risultato fu ripetuto da Franco Uncini. Sul fronte nautico, intanto, Suzuki introdusse l’iniezione dell’olio sui motori a due tempi e propulsori capaci di oltrepassare per la prima volta i 100 cavalli.


Gli anni Novanta allargano la gamma

Nel 1995 la distribuzione delle automobili passò sotto la gestione diretta di Suzuki Italia, rafforzando il controllo dell’azienda sul mercato nazionale. Le competizioni motociclistiche regalarono un altro momento memorabile nel 1993, quando Kevin Schwantz conquistò il mondiale della classe 500 con la RGV500.

La seconda metà del decennio portò due prodotti destinati a lasciare un segno duraturo: il Burgman 400, lanciato nel 1998 e determinante nella diffusione dei maxi scooter in Europa, e la Hayabusa, presentata nel 1999, prima moto di serie a superare la soglia dei 300 km/h. Nella nautica debuttò invece l’iniezione elettronica del DT150 EFI; nel 1994 erano già arrivati i primi fuoribordo a quattro tempi da 9,9 e 15 cavalli.


Un’identità costruita nel tempo

Nel nuovo millennio Suzuki ha consolidato una proposta capace di rivolgersi a pubblici diversi, dalle sportive GSX-R1000 alle motociclette V-Strom, passando ancora per la famiglia Burgman. Il ritorno in MotoGP nel 2015 culminò con il titolo mondiale conquistato da Joan Mir nel 2020.

A collegare la Titan 500 del 1970 alla eVitara non è soltanto l’evoluzione tecnica, ma soprattutto la ricerca dell’affidabilità. Questo elemento sostiene anche il valore residuo di auto e moto Suzuki, insieme alla capacità di aggiornarsi senza perdere la propria identità. Dopo mezzo secolo di attività diretta in Italia, il marchio continua così a muoversi tra innovazione, adattamento al mercato e continuità.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere