Kubica, la rivincita oltre il podio: cosa valeva davvero il 2019
Dopo l’incidente e la lunga riabilitazione, il pilota polacco considera il ritorno con Williams una conquista personale, nonostante una stagione segnata dai limiti della squadra.
Per Robert Kubica, la spinta decisiva è sempre arrivata dalla competizione. «La passione, la voglia di rimettersi in gioco e di continuare ti danno una bella spinta», ha raccontato, spiegando quanto lo sport abbia accompagnato ogni fase della sua vita, dagli inizi sui kart fino al difficile percorso seguito all’incidente del 2011.
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La gara più importante era ricominciare
Il pilota polacco ha ammesso di non sapere ancora come affronterà il momento in cui smetterà di correre. Per ora, però, l’automobilismo resta il centro delle sue giornate: dopo avervi dedicato tutto se stesso, immaginare un’alternativa non è semplice.
Nel 2025 Kubica ha conquistato la vittoria assoluta alla 24 Ore di Le Mans con la Ferrari 499P di AF Corse, il risultato sportivo più prestigioso della sua carriera. Eppure quel trionfo non ha cancellato il valore personale del ritorno in Formula 1, arrivato nel 2019 con Williams dopo anni di recupero fisico e professionale.
Quel ritorno valeva più dei risultati
La scena che Kubica conserva con maggiore intensità è quella del Gran Premio d’Australia, quando riuscì a portare la vettura sulla griglia. «Poter schierare la mia macchina in Australia è stata forse la mia vittoria più grande fuori dalla pista», ha spiegato, ricordando il significato di quel momento anche come risposta a chi aveva espresso dubbi sulle sue possibilità.
Prima di accettare la sfida, Kubica aveva valutato con attenzione i propri limiti. Nel 2017 aveva affrontato una prova con Renault e, in seguito, aveva scelto di tentare il rientro con Williams soltanto perché riteneva di poterlo sostenere. Le prestazioni, tuttavia, non offrirono conferme: la stagione fu molto deludente sul piano agonistico, ma lasciò al pilota un’esperienza importante sul piano umano.
Una macchina lontana dalla lotta
Il bilancio finale racconta un solo punto conquistato e il piazzamento davanti al compagno esordiente George Russell. Kubica non ha mai utilizzato il grave incidente e le conseguenze fisiche come giustificazione, ma ha sottolineato quanto fosse difficile competere con una monoposto che la griglia considerava nettamente la più debole.
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Secondo il polacco, il problema non riguardava soltanto la velocità pura. Alla squadra mancavano anche condizioni organizzative e tecniche adeguate per affrontare con efficacia un campionato di Formula 1. Il confronto con avversari e vetture di quel livello, in quelle circostanze, diventava così una sfida impari.
Williams, un ricordo ancora positivo
Un indizio sulle qualità che avrebbe potuto esprimere con un mezzo diverso arrivò l’anno seguente, durante la sua esperienza da terzo pilota dell’Alfa Romeo. In quella occasione Kubica ebbe l’opportunità di guidare una monoposto che giudicò finalmente all’altezza della categoria, confermando la convinzione di poter dare di più rispetto a quanto mostrato nel 2019.
Nonostante le difficoltà, il rapporto con Williams è rimasto legato anche a ricordi positivi. Kubica ha riconosciuto il lavoro svolto da molti membri della squadra e ha descritto quel gruppo come unito e professionale, capace di mantenere il massimo impegno in un contesto gestionale particolarmente complicato.
Quando gli è capitato di incontrare nuovamente alcune di quelle persone, il pilota ha raccontato di averlo fatto con un sorriso. Per lui, il valore di quell’esperienza non dipende soltanto dai risultati ottenuti, ma anche dai legami costruiti durante una stagione difficile e dal significato di essere tornato, finalmente, a disputare un Gran Premio.
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