Idrogeno naturale, esplorazioni europee e motori a combustione
Le concentrazioni trovate in Francia rilanciano la ricerca, con costi teorici inferiori e nuove prospettive per le motociclette
L’idrogeno naturale sta spingendo l’Europa a valutare nuove esplorazioni nel sottosuolo e possibili applicazioni anche per i motori a combustione.
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Le moto alimentate a idrogeno
Honda, Kawasaki, Suzuki e Yamaha lavorano dal 2023 nel consorzio HySE, creato per sviluppare propulsori a idrogeno destinati ai veicoli di piccole dimensioni. L’obiettivo è mantenere il motore termico come alternativa alla trazione elettrica a batteria.
Kawasaki ha già portato in pista un prototipo derivato dalla Ninja H2 SX. Il modello, presentato nel 2024, utilizza un quattro cilindri sovralimentato da 998 cm³ modificato per bruciare idrogeno invece della benzina, con pistoni, cilindri e iniezione diretta. La combustione non genera CO2, ma può comunque produrre ossidi di azoto.
Costi e infrastrutture da costruire
Il gruppo Kawasaki sta lavorando anche sul versante industriale: in Giappone ha avviato la realizzazione di un impianto per liquefare fino a 50 tonnellate di idrogeno al giorno. L’investimento punta a sostenere le strutture necessarie per movimentare e distribuire il combustibile.
Per le motociclette rimangono però ostacoli tecnici rilevanti. L’idrogeno garantisce una quantità di energia limitata rispetto allo spazio richiesto e impone serbatoi ad alta pressione oppure sistemi mantenuti a temperature molto basse. Inoltre, i punti di rifornimento dedicati sono ancora pochi e l’estrazione dal sottosuolo non sarebbe automaticamente priva di effetti ambientali.
La proposta di finanziamento europea
In condizioni geologiche favorevoli, alcune stime indicano un costo di estrazione inferiore a un dollaro per chilogrammo. L’idrogeno verde, prodotto separando dall’acqua idrogeno e ossigeno, può arrivare invece a circa 7 euro al chilogrammo, anche se il confronto reale dipenderà da numerosi fattori.
Oltre 30 organizzazioni europee hanno chiesto alla Commissione un programma da un miliardo di euro. Il progetto prevederebbe la mappatura dei territori e la perforazione di circa 50 pozzi in almeno 10 Stati membri, ma per ora si tratta di una richiesta dell’industria, non di uno stanziamento approvato.
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Il giacimento individuato in Lorena
L’interesse è cresciuto dopo le rilevazioni svolte nel 2023 nella Lorena, nel nord-est della Francia. A circa 1.250 metri di profondità sono emerse concentrazioni che hanno portato a stimare la possibile presenza di 34 milioni di tonnellate di idrogeno, una quantità ancora da verificare.
Nel marzo 2026 una perforazione ha superato i 3.600 metri. I campioni analizzati hanno mostrato una percentuale di idrogeno fino al 49,6% nella miscela gassosa. I dati, ripresentati dai ricercatori all’inizio di novembre, confermano l’interesse dell’area, ma non dimostrano ancora che il gas sia recuperabile a costi sostenibili.
Come si forma l’idrogeno bianco
L’idrogeno bianco, chiamato anche naturale o geologico, si produce spontaneamente nel sottosuolo. Può originarsi dall’interazione tra acqua e rocce contenenti ferro oppure dall’azione della radioattività naturale su alcuni minerali, accumulandosi poi in sacche sfruttabili tramite perforazioni.
Il gas non è una scoperta recente. Nel 1987, in Mali, un pozzo realizzato per cercare acqua ha intercettato accidentalmente una fuoriuscita di idrogeno. Dal 2012 quel gas alimenta un piccolo impianto elettrico a Bourakébougou, dimostrando la possibilità di un utilizzo locale.
Differenze tra le diverse produzioni
L’idrogeno grigio viene ricavato soprattutto dal metano e comporta consistenti emissioni di CO2. Quello verde utilizza l’elettrolisi dell’acqua: ha un impatto più contenuto, ma richiede molta energia e oggi resta costoso.
La versione naturale potrebbe ridurre sia il prezzo sia l’impatto legato alla produzione, se le quantità ipotizzate saranno confermate. Restano tuttavia da conteggiare purificazione, compressione, trasporto e distribuzione. Negli Stati Uniti e in Australia sono già attivi altri progetti di ricerca, mentre uno studio dell’US Geological Survey ha stimato nel sottosuolo terrestre migliaia di miliardi di tonnellate di idrogeno: una cifra che non coincide con quella realmente accessibile e utilizzabile.
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