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Motori 2 min di lettura1 ora fa

Ibride ricaricabili, il nodo delle emissioni: Federauto frena T&E

La federazione dei concessionari contesta l’allarme sulle emissioni reali e chiede regole europee più legate ai comportamenti dei singoli Paesi.

Il confronto sulle emissioni delle auto ibride ricaricabili rischia di incidere sulla transizione del mercato europeo. Federauto sostiene che penalizzare questa tecnologia potrebbe aumentare i costi per gli automobilisti, limitare l’accesso agli incentivi e spingere una parte della clientela verso i motori tradizionali, proprio mentre il parco circolante resta anziano.

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Il dato reale divide il settore

La presa di posizione arriva dopo l’analisi di Transport & Environment, secondo cui le vetture ibride plug-in produrrebbero nell’uso quotidiano emissioni medie sei volte superiori a quelle indicate dalle prove ufficiali. Federauto considera questa lettura parziale e la collega a un’impostazione che privilegerebbe esclusivamente l’auto elettrica pura.

Per Massimo Artusi, presidente di Federauto, lo scostamento tra risultati di laboratorio e comportamento su strada dipende anche da quanto spesso gli automobilisti ricaricano la batteria. A pesare sarebbe inoltre la rete ancora insufficiente, che in molti casi non consente di sfruttare pienamente le caratteristiche dei veicoli ibridi ricaricabili.


Regole diverse per ogni Paese

La federazione chiede alle istituzioni dell’Unione europea di mantenere fino ai livelli fissati per il 2025-2026 il fattore di utilità applicato alle Phev. L’obiettivo è evitare la seconda revisione prevista a partire da novembre 2026, in attesa di criteri ritenuti più aderenti all’uso effettivo delle automobili.

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Secondo Federauto, un parametro identico per tutti gli Stati non considera differenze decisive: abitudini di guida, diffusione delle vetture aziendali e disponibilità di colonnine cambiano infatti da un mercato all’altro. Per questo viene proposta una modulazione nazionale del fattore di utilità, insieme al riconoscimento del contributo di biocarburanti avanzati, Hvo ed e-fuel nella diminuzione della CO2 anche sui modelli ibridi.


La quota italiana è già significativa

Nel nostro Paese le Phev hanno superato il 10% delle nuove immatricolazioni, una percentuale ormai più alta dell’8% registrato dalle auto completamente elettriche. Federauto difende quindi un approccio basato sulla neutralità tecnologica: «Servono tutte le tecnologie utili alla decarbonizzazione», ribadisce la federazione.

Un eventuale ridimensionamento degli incentivi o un aumento dei prezzi, sostiene l’organizzazione, potrebbe rallentare il ricambio del parco auto europeo, la cui età media sfiora i 13 anni. Anche la rete di ricarica resta un ostacolo: in Italia una colonnina pubblica su otto risulta installata ma non ancora collegata alla rete elettrica.

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