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Ibride cinesi, tetto Ue da 350.000 auto l’anno

L’intesa preliminare prevede quote crescenti per quattro anni, ma restano dubbi su prezzi, dazi e assegnazione delle licenze

Un’intesa preliminare tra Unione Europea e Cina fissa a 350.000 il numero annuo di ibride cinesi destinabili al mercato europeo.

Il limite, però, potrebbe non tradursi in una vera frenata per i costruttori asiatici. Nel 2025 l’Unione Europea ha già acquistato dalla Cina circa 302.000 vetture ibride, mentre i veicoli assemblati negli stabilimenti aperti direttamente in Europa non dovrebbero rientrare nel conteggio delle importazioni.

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La produzione europea resta fuori

La possibilità di costruire automobili all’interno dell’Unione consente ai gruppi cinesi di proseguire l’espansione senza consumare la quota riservata ai veicoli provenienti dalla Cina. Per questo, contenere gli arrivi alle frontiere non significa automaticamente ridurre la concorrenza esercitata dalle aziende asiatiche sui marchi europei.

La quota iniziale, inoltre, non rappresenta necessariamente un taglio rispetto ai volumi attuali. L’intesa, prevista per una durata di 4 anni, stabilirebbe un incremento del 6% all’anno, lasciando quindi crescere progressivamente il numero di vetture autorizzate.


Pechino distribuisce le autorizzazioni

La suddivisione delle licenze non sarebbe affidata alle autorità doganali dell’Unione, bensì al Ministero del Commercio cinese. Sarà Pechino a decidere quali aziende potranno esportare e in quale misura, seguendo priorità industriali interne.

Oltre il 90% delle ibride cinesi vendute nell’Unione fa capo a BYD, SAIC, attraverso il marchio MG, e Chery. Questi tre gruppi dovrebbero quindi ottenere la parte più consistente delle 350.000 autorizzazioni, mentre le imprese minori rischiano di avere uno spazio ridotto.

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Secondo quanto riportato da CnEVPost, diversi produttori si sono già recati a Pechino per discutere con le autorità la ripartizione delle licenze. Dimensioni aziendali, capacità produttiva e presenza sui mercati internazionali potrebbero pesare nella selezione.


Restano dubbi su tetto e prezzi

La soglia annuale non equivale a un blocco definitivo delle importazioni. Il meccanismo dovrebbe servire a governare i flussi commerciali, ma non è ancora chiaro che cosa accadrà una volta raggiunto il quantitativo massimo.

Alcune ricostruzioni hanno ipotizzato un aggravio doganale oltre il limite, anche superiore al 35-40%. Questa lettura non ha però trovato una conferma ufficiale; secondo altre interpretazioni, le vetture eccedenti non potrebbero entrare semplicemente pagando una sovrattassa.

Un altro punto controverso riguarda l’eventuale prezzo minimo per le ibride importate dalla Cina. Per ora non risultano elementi ufficiali sufficienti per affermare che l’accordo di ottobre 2026 introduca una soglia valida per tutti i modelli.

Senza criteri definiti, resta aperto il confronto sugli effetti sui listini e sulla produzione locale. I costruttori attendono di capire se le regole proteggeranno davvero gli impianti europei oppure favoriranno nuovi investimenti cinesi direttamente nell’Unione.

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