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Motori 2 min di lettura15 ott

Iacopini resta grave: per i due minorenni l’accusa può farsi pesante

Dopo le confessioni dei ragazzi di 16 e 17 anni, la Procura valuta i provvedimenti mentre l’attore è ancora ricoverato in terapia intensiva al San Camillo

Le condizioni di Davide Iacopini restano il punto più delicato dell’inchiesta sulle aggressioni commesse a Roma da due minorenni a bordo di una microcar. L’attore, colpito il 5 ottobre nel quartiere Monteverde mentre viaggiava su un monopattino, è ancora ricoverato in terapia intensiva al San Camillo.

L’urto contro un’automobile gli ha provocato un grave trauma cranico. Iacopini è stato sottoposto a un secondo intervento neurochirurgico, definito riuscito dall’ospedale, ma la prognosi non è ancora stata sciolta e resta troppo presto per stabilire quali conseguenze abbia riportato al cervello.

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Il quadro giudiziario si aggrava

I due ragazzi, di 16 e 17 anni, hanno ammesso le proprie responsabilità per una serie di episodi violenti. Per l’aggressione più grave potrebbe essere contestato il tentato omicidio, mentre per gli altri fatti si profilano accuse di lesioni personali, con possibili aggravanti legate alle singole circostanze e alle vittime coinvolte.

La responsabilità, inoltre, non ricade necessariamente soltanto su chi ha sferrato il colpo. Anche il minorenne che avrebbe guidato il mezzo o partecipato alla preparazione dell’azione può essere chiamato a rispondere in concorso, se viene accertato che abbia contribuito consapevolmente alla condotta. Tra le ipotesi al vaglio c’è anche l’aggravante dei futili motivi, qualora fosse confermato che le aggressioni siano state compiute per noia.


Ora decide la Procura

Spetta alla Procura valutare la richiesta di eventuali misure cautelari. Nel sistema penale minorile la detenzione in un istituto specifico non è l’unica possibilità: in base alla gravità dei fatti, al rischio di reiterazione e alla situazione personale dei ragazzi possono essere considerate anche la permanenza domiciliare o l’inserimento in una comunità.

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La scelta terrà conto pure del comportamento successivo alle aggressioni e del livello di consapevolezza dimostrato dai due adolescenti. Le confessioni rappresentano un elemento dell’indagine, ma non cancellano la necessità di esaminare la posizione individuale di ciascuno e il contributo eventualmente fornito nei diversi episodi.


Il possibile percorso di recupero

La giustizia minorile mira non soltanto alla sanzione, ma anche al recupero del giovane e al suo reinserimento sociale. Per questo può essere proposta la messa alla prova, cioè un programma educativo seguito dai servizi competenti, che può comprendere attività riparative rivolte alle persone offese.

Se il percorso viene completato con esito positivo, il reato può essere dichiarato estinto. Prima di arrivare a questa fase, tuttavia, dovranno essere chiarite le responsabilità dei due minorenni e soprattutto l’evoluzione clinica di Iacopini, ancora sottoposto a cure intensive dopo il trauma riportato.

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