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Motori 3 min di lettura47 min fa

Ferrari SF-26, i progressi del Messico arrivano a Interlagos

La vettura va alla prova brasiliana dopo il secondo posto di Hamilton e il quarto di Leclerc in Messico

La Ferrari SF-26 arriva a Interlagos con una base tecnica più competitiva rispetto alle gare precedenti. Il fine settimana brasiliano servirà a verificare se i miglioramenti mostrati in Messico funzioneranno anche su una pista diversa.

L’appuntamento di San Paolo non porterà nuove grandi soluzioni aerodinamiche. Lo sviluppo della monoposto è ormai orientato soprattutto alle regolazioni richieste dalle caratteristiche dei singoli circuiti.

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La verifica sul circuito brasiliano

A Interlagos l’altitudine è di circa 800 metri, con una densità dell’aria ridotta dell’8% rispetto al livello del mare. Il deficit stimato della motrice Ferrari, vicino ai 25 cavalli nei confronti della Mercedes, potrebbe quindi pesare maggiormente nei tratti ad alta velocità, soprattutto sul rettilineo principale, dove sarà attiva una zona dedicata alla massima spinta.

La pista brasiliana presenta però diversi elementi favorevoli alla SF-26. Il secondo settore comprende curve medio-lente più ampie rispetto a quelle affrontate in Messico, mentre le pendenze e le irregolarità dell’asfalto richiedono una vettura stabile e capace di mantenere il contatto con il terreno.

Anche la gestione degli pneumatici sarà rilevante. Pirelli ha selezionato le mescole C3, C4 e C5, rispettivamente dura, media e morbida; il consumo tradizionalmente elevato rende probabile una strategia con due soste.


Meteo e risultati dal Messico

Le condizioni atmosferiche e il manto stradale rinnovato solo in parte potrebbero modificare gli equilibri. Con un fondo asciutto o variabile, la fiducia dei piloti e la rapidità nel trovare il corretto assetto avranno un peso paragonabile a quello della potenza sui rettilinei.

In Messico Lewis Hamilton aveva conquistato la pole position e chiuso la gara al secondo posto, mentre Charles Leclerc aveva terminato quarto. La Ferrari aveva mostrato un passo consistente, anche se un errore delle due vetture alla curva 4 aveva compromesso parte del risultato.


Gli aggiornamenti introdotti ad Austin

L’ultimo grande intervento aerodinamico della stagione era stato portato ad Austin. Gli ingegneri avevano lavorato sul fondo, sull’estrattore, sui deflettori e sulle prese d’aria laterali, modificando anche la forma delle fiancate.

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La parte inferiore della vettura è stata ridisegnata per generare carico aerodinamico senza aumentare eccessivamente la resistenza sui rettilinei. Questo consente di utilizzare ali meno inclinate e di conservare una maggiore efficienza nelle sezioni veloci.

Le fiancate hanno ricevuto un profilo più sinuoso nella zona bassa e una sezione leggermente più ampia. L’obiettivo è allontanare il flusso d’aria dalle gomme posteriori e migliorare la penetrazione della monoposto.


Il contributo del turbocompressore

La motrice Ferrari 067/6 utilizza un turbocompressore più compatto rispetto alle unità di Mercedes e Red Bull. Una soluzione simile può ridurre l’inerzia e rendere più rapida la risposta del motore, soprattutto dopo l’eliminazione del sistema elettrico che in passato manteneva elevato il regime del turbo.

I dati raccolti in Messico non hanno però confermato un vantaggio netto in rettilineo. Hamilton aveva stimato una perdita di circa due o tre decimi rispetto ai rivali, mentre le velocità massime erano quasi uguali tra le principali squadre.

Il margine Ferrari era emerso soprattutto nelle curve lente e medie, dove le simulazioni indicavano circa quattro decimi su Mercedes e McLaren. La risposta più pronta del turbo ha inoltre ridotto il ricorso all’energia elettrica in uscita dalle curve, favorendo la trazione e la conservazione delle gomme.

Il risultato è stato sostenuto soprattutto dal telaio e dall’aerodinamica: una piattaforma stabile, un estrattore efficace e un bilanciamento capace di mantenere gli pneumatici nella corretta fascia di funzionamento. In Messico, dove l’autodromo si trova a oltre 2.240 metri di quota e l’aria rarefatta riduce il carico di tutte le monoposto, la maggiore resistenza aerodinamica della Ferrari ha avuto un peso meno penalizzante.

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