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Motori 2 min di lettura1 ora fa

F1, il caos in pista apre il caso motori: cosa succede ora

La FIA attribuisce l’anomalia a una combinazione mai verificata prima e annuncia un’indagine, mentre il problema potrebbe riaprire il dibattito sui V8

Il disastro visto prima del Gran Premio potrebbe avere conseguenze ben oltre la gara disputata in Malesia. Le attuali unità di potenza, già destinate a rimanere in Formula 1 almeno fino alla fine del 2029, potrebbero infatti diventare il centro di una discussione sull’eventuale ritorno anticipato dei motori V8.


Un problema da risolvere fino al 2029

La federazione dovrà ora individuare una soluzione che impedisca il ripetersi di una scena tanto confusa. La categoria ha già approvato alcuni interventi rilevanti sulla distribuzione tra parte termica e parte elettrica, ma l’architettura attuale resterà in vigore ancora per diverse stagioni.

L’episodio di oggi potrebbe quindi alimentare le pressioni per rivedere più rapidamente le scelte tecniche adottate. L’ipotesi di un ritorno ai V8, finora considerata soprattutto un tema di discussione, rischia di tornare al centro del confronto proprio dopo il malfunzionamento collettivo verificatosi sul circuito.


La spiegazione della federazione

La FIA ha ricondotto l’accaduto a una somma di condizioni particolari, senza però fornire una risposta capace di chiarire ogni passaggio. Nella sua nota ha parlato di regimi motore insolitamente bassi, aderenza ridotta, parametri energetici pensati per l’asfalto bagnato e caratteristiche della suddivisione in settori di Sepang.

“Una combinazione senza precedenti di basso regime del motore, condizioni di scarsa aderenza, impostazioni di gestione dell’energia per pista bagnata e configurazione dei settori del circuito di Sepang ha causato una perdita di potenza non prevista per diverse vetture”, ha spiegato la FIA nel comunicato diffuso dopo l’episodio.

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L’aggiornamento durante il ritardo

Per limitare il problema, il dipartimento tecnico della federazione ha eliminato il vincolo energetico nei settori coinvolti. L’intervento è stato trasmesso a tutte le squadre durante la sospensione provocata dalla pioggia intensa, così da consentire ai tecnici di modificare i parametri delle unità di potenza prima del via.

Secondo la FIA, né le prove precedenti né i giri effettuati prima dello schieramento avevano fatto emergere l’anomalia. “La FIA, insieme ai team e ai costruttori delle unità di potenza, procederà a un’analisi approfondita della questione”, ha aggiunto la federazione, lasciando aperti diversi interrogativi sulla preparazione dell’evento.


Il giro che ha fatto discutere

Il problema era apparso durante il giro di formazione: diverse monoposto rallentavano, si arrestavano e poi ripartivano in punti differenti del tracciato. Le immagini, diffuse rapidamente in tutto il mondo, hanno restituito l’impressione di una gara bloccata da un malfunzionamento generalizzato anziché di una normale procedura pre-partenza.

La sequenza ha messo in difficoltà la Formula 1 proprio nel momento più esposto al pubblico. La spiegazione tecnica della FIA chiarisce l’origine ipotizzata dell’accaduto, ma non cancella l’urgenza di stabilire perché una combinazione simile non sia stata individuata nei test o nelle tornate preparatorie.

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