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Motori 3 min di lettura1 ora fa

Dati delle auto, Ford lascia ai clienti più controllo

La nuova Privacy Promise consente di gestire la condivisione, ma alcuni servizi connessi vengono disattivati

Ford ha presentato la Privacy Promise, un programma che affida ai proprietari un ruolo più diretto nella gestione dei dati prodotti dalle auto connesse. Le nuove indicazioni sono accompagnate da un sito dedicato e riguardano i veicoli commercializzati dal 2018.

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Le scelte disponibili per i clienti

Secondo Ford, la tutela delle informazioni deve essere considerata già nella progettazione dei prodotti. Tra le misure indicate figurano l’anonimizzazione e l’aggregazione dei dati, insieme a spiegazioni più comprensibili sul loro utilizzo.

Le impostazioni possono essere modificate dal display dell’auto oppure attraverso l’app Ford. Il costruttore afferma inoltre di non cedere a intermediari specializzati nella compravendita di informazioni, né alle compagnie assicurative, i dati relativi allo stile di guida.

Le informazioni raccolte comprendono elementi diagnostici, posizione e caratteristiche della guida. Ford le utilizza per la navigazione integrata, gli aggiornamenti sul traffico, l’assistenza stradale, l’individuazione dei guasti, la ricerca e sviluppo e la personalizzazione dei servizi. Le risorse dedicate ai veicoli Lincoln e quelle per Messico e Canada saranno disponibili nelle prossime settimane.


I servizi che vengono limitati

La rinuncia alla condivisione è prevista, ma comporta la perdita di alcune funzioni. Senza il collegamento ai dati non possono essere utilizzati l’assistenza alla guida BlueCruise, l’accesso a internet e la localizzazione del veicolo tramite applicazione.

La responsabile della privacy Kristin Jones ha definito questa scelta una modalità «quasi anni Ottanta». La dirigente ha parlato anche di «trasparenza radicale», indicando nella chiarezza verso i proprietari uno degli obiettivi della nuova iniziativa.

Resta inoltre il tema dei servizi digitali a pagamento, sui quali Ford sta puntando sempre di più. Il loro funzionamento richiede infatti che l’auto rimanga connessa e continui a trasmettere determinate informazioni.

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Il caso General Motors

L’annuncio è arrivato pochi giorni dopo l’accordo da 220 milioni di dollari raggiunto da General Motors con 36 procuratori generali degli Stati Uniti. La vicenda riguardava il programma Smart Driver e la raccolta, tra il 2016 e il 2024, di dati sulla posizione e sulle abitudini di guida di milioni di automobilisti.

Secondo le accuse, quelle informazioni sarebbero state trasferite a intermediari che le rivendevano alle assicurazioni, con possibili conseguenze sui premi. Alcuni clienti sarebbero stati iscritti al programma al momento dell’acquisto senza un consenso adeguatamente espresso; inoltre, più di 370.000 conducenti avrebbero ricevuto comunicazioni errate sulla propria adesione.

Un’indagine di Ford condotta su poco più di mille consumatori statunitensi ha rilevato che il 91% considera la privacy un elemento rilevante. Secondo TechCrunch, però, soltanto il 14% degli intervistati comprende davvero quali informazioni raccolga la propria automobile.


Dati e regole europee

La gestione delle informazioni generate dai veicoli interessa anche officine, ricambisti e operatori indipendenti. Il nodo riguarda sia la titolarità dei dati sia le condizioni con cui soggetti diversi dal costruttore possono consultarli.

Il Data Act europeo affronta proprio l’accesso e la condivisione dei dati prodotti dai dispositivi connessi, comprese le automobili. Le dichiarazioni di Ford sulla riservatezza definiscono le modalità offerte ai clienti, ma non risolvono da sole la questione più ampia dei diritti degli altri operatori della filiera.

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