Dall’Igna, la sfida più strana: «In pensione voglio arrivare ultimo»
L’ingegnere di Ducati Corse racconta il lavoro, la campagna, la passione per la competizione e il metodo che ha portato la squadra a puntare sempre oltre il regolamento.
Per Gigi Dall’Igna perdere è quasi una sofferenza fisica, ma proprio per questo il responsabile di Ducati Corse sta già pensando alla sua sfida più curiosa: quando smetterà di lavorare, vuole iscriversi a ogni torneo possibile con l’obiettivo dichiarato di chiudere all’ultimo posto. Una provocazione che racconta bene il carattere di un tecnico abituato a inseguire il massimo in ogni ambito.
L’ingegnere veneto ha ripercorso carriera, metodo e vita privata in un’intervista a tutto campo, mostrando un lato lontano dai box: quello dell’uomo che vive in campagna tra animali, famiglia e molti interessi personali.
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La sconfitta come ultima sfida
Dall’Igna si definisce una persona piena di difetti e individua nella testardaggine il principale. Il desiderio di vincere è così forte che una battuta d’arresto gli pesa moltissimo: dopo aver assaporato il successo, spiega, diventa difficile rinunciarvi.
Per questo immagina il pensionamento come una sorta di esperimento personale. «Non vedo l’ora, quando andrò in pensione, di iscrivermi a tutti i tornei possibili per arrivare ultimo», ha raccontato, spiegando di voler finalmente imparare a convivere con la sconfitta. Sarebbe una prova inedita per chi considera ogni gara un’occasione da affrontare per prevalere.
Anche il rapporto con il lavoro segue una regola precisa. Dall’Igna separa con decisione gli impegni professionali dal tempo libero e dalle amicizie: durante l’attività bisogna restare concentrati sull’obiettivo, mentre dopo un risultato importante arriva il momento di festeggiare tutti insieme.
Dalla campagna alle idee migliori
Fuori dal circuito, il dirigente Ducati cerca il contatto con la natura. Abita in campagna con la famiglia e condivide gli spazi con galline, cane e gatto; nella gestione quotidiana lo sostengono Lucia, i figli e un vicino. L’impianto di navigazione installato nella casa permette inoltre di automatizzare buona parte delle attività.
I suoi interessi sono numerosi: cucina, vela, sci, montagna, lettura e musica, soprattutto rock. La moto, invece, non occupa ogni pensiero. Secondo Dall’Igna, proprio l’allontanamento dai problemi tecnici può favorire la nascita di una soluzione nuova: le intuizioni arrivano talvolta mentre si sta facendo tutt’altro.
La curiosità lo accompagna fin da ragazzo. Gli piaceva smontare e maneggiare gli oggetti per capirne il funzionamento, una predisposizione che lo ha spinto a studiare ingegneria meccanica all’Università di Padova. La tecnologia, la ricerca e la possibilità di sviluppare idee originali hanno poi orientato il suo percorso verso le competizioni.
Il metodo dietro la leadership
Dopo la laurea, Dall’Igna voleva entrare nel mondo delle corse. A più di 30 anni di distanza è ancora dentro questo ambiente, che continua ad appassionarlo con lo stesso entusiasmo degli inizi.
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I piloti che hanno lavorato con lui lo hanno descritto come un leader diretto e trasparente; alcuni lo hanno definito addirittura un genio. Lui ridimensiona quell’etichetta e attribuisce i risultati soprattutto alla capacità di coinvolgere le persone, spiegare la direzione da seguire e accompagnarle verso un traguardo condiviso.
Quando arrivò in Ducati, la situazione interna non era serena e i contrasti erano numerosi. La priorità iniziale, più che intervenire subito sulla parte tecnica, fu conoscere gli uomini della squadra e ricostruire un’organizzazione capace di lavorare in modo coordinato.
Ali e regolamento, la stessa filosofia
Dall’Igna considera il cambiamento una condizione necessaria per migliorare. Restare ancorati alle abitudini, nella sua visione, porta prima o poi a un vicolo cieco; l’aerodinamica è stata una delle aree nelle quali Ducati ha cercato con maggiore decisione strade alternative.
Le ali non comparvero per la prima volta nel 2015, ma fu in quel periodo che tornarono al centro dell’attenzione. Soluzioni simili erano già state studiate in precedenza e poi abbandonate da altri costruttori. Quando Ducati le ripropose, molti non ne colsero subito il potenziale e ritennero che non avrebbero prodotto vantaggi concreti nella guida.
Un altro pilastro del suo lavoro è la lettura delle regole. «La prestazione massima si ottiene stando al limite del regolamento», ha spiegato, indicando nella conoscenza e nell’interpretazione dei vincoli tecnici una responsabilità essenziale. Se la cilindrata consentita è di 1000, l’obiettivo diventa sfruttare tutto lo spazio disponibile, arrivando il più vicino possibile a quel limite.
Ducati punta ancora al vertice
Il percorso della squadra, secondo Dall’Igna, è stato costruito attraverso progressi continui, stagione dopo stagione e gara dopo gara. Il primo traguardo era conquistare il campionato del mondo; quello attuale consiste nel restare il riferimento tecnico della MotoGP.
La fame, però, non sembra destinata a diminuire. «Il giorno in cui comincerà il mondiale e penserò di non poterlo vincere, sarà il giorno in cui devo pensare di fare qualcos’altro», ha affermato. Una frase che riassume la mentalità con cui continua ad affrontare ogni nuovo campionato.
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