Caro gas, fabbriche d'auto europee a rischio produzione
Il prezzo oltre 100 euro per MWh alimenta accuse contro Berlino e mette in difficoltà costruttori e fornitori
Il rincaro del gas rischia di costringere alcune aziende della filiera automobilistica europea a ridurre i turni o fermare gli impianti durante l’inverno.
GioiaPura
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Produzione e occupazione sotto pressione
L’aumento delle spese energetiche colpisce soprattutto i fornitori di componenti, che dispongono di margini operativi già ridotti. Per contenere le perdite, diverse imprese potrebbero diminuire le ore lavorate oppure interrompere temporaneamente le attività nei periodi di maggiore domanda energetica.
Le conseguenze non riguarderebbero soltanto gli stabilimenti. Un rallentamento nella componentistica può infatti creare ritardi nelle linee dei costruttori e aumentare i rischi per l’occupazione lungo tutta la catena industriale.
Il divario con la Cina
Secondo il testo, gli impianti europei arrivano a sostenere costi energetici fino a quattro volte superiori a quelli dei concorrenti cinesi. A pesare sono prezzi più bassi praticati in Cina e, in alcuni casi, il sostegno diretto garantito alle imprese.
Stellantis e Volkswagen hanno già richiamato l’attenzione sul peso delle bollette per le attività produttive, mettendo a confronto la situazione europea con quella asiatica. Senza correttivi alle regole del mercato dell’energia e senza una linea politica condivisa, il divario può indebolire il mercato unico e favorire la delocalizzazione delle produzioni.
Batterie e transizione elettrica
L’energia è necessaria in numerose fasi della costruzione di un’automobile: dalla lavorazione dell’acciaio e dell’alluminio allo stampaggio delle plastiche, fino alla verniciatura e all’assemblaggio delle batterie.
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Bollette più alte rendono quindi più costoso sviluppare nuovi modelli elettrici e trasformare gli stabilimenti esistenti. La pressione si estende anche alla filiera degli accumulatori, che comprende l’elaborazione delle materie prime e la fabbricazione delle celle, in competizione con produttori asiatici attenti al contenimento dei costi.
Le accuse sugli stoccaggi
La tensione è aumentata dopo il superamento dei 100 euro per MWh sul mercato TTF di Amsterdam. Diversi Paesi dell’Unione Europea hanno contestato alla Germania una gestione degli stoccaggi ritenuta capace di alterare i tempi degli acquisti e di trasferire il peso dei rincari sugli altri Stati.
Le contestazioni riguardano anche il percorso di privatizzazione e risanamento di Uniper e SEFE, società energetiche passate sotto il controllo pubblico tedesco. Berlino avrebbe rinviato il riempimento delle riserve per completarlo a ridosso dell’inverno, alimentando secondo i critici la corsa dei prezzi.
La posizione di Berlino
Un rappresentante del ministero italiano dell’Energia ha criticato i ritardi attribuiti alla Germania nel ripristino delle scorte. Il governo tedesco ha respinto le accuse e ha sostenuto che gli acquisti effettuati da SEFE servissero a contenere le ripercussioni sul mercato europeo.
Berlino ha inoltre affermato che le quantità disponibili fossero adeguate. Il confronto sugli stoccaggi si intreccia così con il problema più ampio della competitività delle fabbriche automobilistiche europee, già esposte alla crescita dei costi per elettricità e gas.
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