Carburanti, la mossa di Eni: benzina sotto i 2 euro e diesel a 2,19
La compagnia limita per un mese i prezzi praticati da Enilive e valuta di mantenere l’intervento fino alla fine del 2026
Famiglie e imprese si trovano a fronteggiare una nuova fase di pressione sui costi energetici, mentre l’offerta internazionale di prodotti raffinati si restringe. In questo scenario Eni presenta il proprio intervento come un sostegno concreto a consumatori e clienti, affiancato agli investimenti destinati a mantenere attiva la capacità produttiva italiana.
Il sostegno arriva in una fase critica
La società definisce la misura un “nuovo contributo di solidarietà al Paese, ai consumatori e alla propria clientela”. L’operazione punta a ridurre nell’immediato l’impatto degli aumenti alla pompa, che stanno gravando sia sui bilanci domestici sia sui costi delle attività economiche.
L’annuncio si inserisce in una situazione internazionale segnata dalle crisi geopolitiche e dalla minore disponibilità di carburanti raffinati. A questo si somma la riduzione della capacità europea: nell’arco degli ultimi 15 anni hanno cessato l’attività quasi 30 raffinerie.
Raffinerie e transizione restano centrali
Parallelamente all’intervento sui listini, Eni rivendica il lavoro svolto sulle bioraffinerie di Venezia e Gela. Nel perimetro indicato dalla compagnia rientrano anche la trasformazione del sito di Livorno e altri progetti distribuiti sul territorio nazionale.
L’obiettivo dichiarato è proteggere posti di lavoro e ambiente, mantenendo una struttura di raffinazione capace di fornire anche prodotti sostenibili. Secondo Eni, senza questi interventi una parte della disponibilità necessaria al mercato sarebbe venuta meno.
I nuovi limiti alla pompa
Per i carburanti venduti attraverso Enilive sono stati fissati due livelli massimi: 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro al litro per il diesel. La compagnia quantifica in circa 17 centesimi la distanza rispetto alle quotazioni medie attuali della rete ordinaria.
L’applicazione scatterà il 28 settembre e, nella prima fase, durerà 30 giorni. La prosecuzione fino al 31 dicembre 2026 resterà possibile, ma sarà valutata alla luce dell’evoluzione dei mercati e della disponibilità degli approvvigionamenti.
Una scelta già sperimentata a marzo
L’iniziativa non è un esordio per Eni. A marzo 2026 l’azienda aveva già deciso di trasferire solo parzialmente sui prezzi consigliati dei propri distributori l’incremento registrato dalle quotazioni internazionali, facendosi carico di una parte dell’aumento.
Il nuovo intervento è collegato all’agevolazione fiscale sulle accise stabilita dal Governo. La combinazione tra il limite ai prezzi e il quadro fiscale di riferimento arriva dunque mentre il mercato continua a risentire della scarsità di raffinazione e delle tensioni geopolitiche.
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