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Motori 2 min di lettura2 ore fa

Carburanti, il tetto non basta: per l’Italia arriva un conto da 1,1 miliardi

Oltre metà dei distributori applica un limite alla benzina, ma famiglie e imprese continuano a sostenere rincari rilevanti.

Famiglie e aziende continuano a fare i conti con una spesa per il carburante sempre più difficile da assorbire. Per molti nuclei rappresenta un esborso fisso che riduce il potere d’acquisto; per autotrasportatori, agricoltori, pescatori, taxisti e piccole imprese di servizi, invece, pesa direttamente sui costi di gestione senza poter essere trasferito facilmente alla clientela.


La crisi tiene alti i prezzi

Secondo l’Ufficio Studi della Cgia di Mestre, rispetto ai valori registrati a ottobre dello scorso anno consumatori e attività economiche potrebbero spendere complessivamente 1,1 miliardi di euro in più nel 2026. La stima considera invariati i volumi di carburante acquistati nel 2025 e tiene conto dei prezzi medi di benzina e gasolio.

Il conflitto in Medio Oriente resta uno dei fattori che rendono difficile un ritorno ai livelli precedenti alla crisi. Dall’inizio delle ostilità, rileva la Cgia, la benzina è aumentata del 29,1%, mentre il diesel destinato all’autotrazione ha segnato un incremento del 36,6%. L’associazione avverte che gli sconti temporanei applicati da diverse compagnie non cancellano l’impatto dei rincari.


Il limite coinvolge metà degli impianti

Nel frattempo, il tetto volontario al prezzo dei carburanti ha superato le aspettative iniziali. L’iniziativa, partita da Eni e poi adottata anche da IP-Socar, Q8 e Tamoil, permette agli automobilisti di trovare benzina sotto la soglia dei due euro al litro.

Una comunicazione del Ministero delle Imprese e del Made in Italy indica in oltre 10.000 gli impianti che hanno aderito alla misura. Si tratta del 51,7% delle strutture di distribuzione presenti sul territorio nazionale, quindi di più di un punto vendita ogni due.

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Roma guida la spesa aggiuntiva

L’impatto economico non sarà uniforme nelle diverse aree del Paese. Roma risulta la città più esposta, con un aggravio stimato in 68,5 milioni di euro, davanti a Milano con 49,5 milioni e Napoli con 39,6 milioni.

Seguono Brescia, con 31,2 milioni di euro aggiuntivi, Torino con 27,8 milioni e Bari con 25,6 milioni. Il quadro conferma la distanza tra il sollievo offerto dal limite temporaneo alla pompa e il costo complessivo sostenuto da chi utilizza l’auto o dipende dal carburante per lavorare.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha definito l’adesione “un riscontro di molto superiore alle previsioni” e ha parlato di un modello di responsabilità sociale potenzialmente replicabile anche in Europa.

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